martedì 8 febbraio 2022

 

DALLA DEMOCRAZIA ELETTIVA ALLA PARTECIPATA

Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica non si è caratterizzato solo per lo stravolgimento politico che si è creato, ma soprattutto per ciò che ha rappresentato sul piano del rapporto fra i cittadini elettori e gli eletti.

Nella prima repubblica il cittadino elettore non solo sceglieva il proprio rappresentante nelle istituzioni attraverso la individuazione di un nome fra i tanti proposti, avvalendosi della segnatura della propria preferenza, ma concorreva a determinare la composizione della stessa lista attraverso una partecipazione attiva.

La partecipazione attiva si estrinsecava nell’ambito delle strutture dei partiti attraverso le tante assemblee ai vari livelli territoriali e statutari, ma anche attraverso le varie associazioni rappresentative delle esigenze sociali, economiche e categoriali.

Il sistema proporzionale assicurava, pur con i suoi limiti, la individuazione dei candidati, la scelta del singolo rappresentante e la rappresentanza delle varie articolazioni della società.

Questo sistema assicurava un rapporto diretto e continuo fra il territorio, l’eletto ed i suoi elettori.

Il sistema maggioritario e l’assenza della espressione della preferenza hanno determinato le condizioni dell’arroccamento fra gruppi anche disomogenei al loro interno, ma sommatisi elettoralmente per garantire l’aspetto matematico e non politico e per poter vincere le elezioni.

Dalla democrazia rappresentativa e partecipata siamo passati alla democrazia solamente elettiva.

L’organizzazione piramidale dei gruppi politici ha portato la proposta politica a rivedersi in un personaggio leader del gruppo capace di dettare le indicazioni di voto senza una proposta politica condivisa con le comunità che si vogliono rappresentare e senza alcuna partecipazione dei cittadini.

I cittadini hanno smesso di conoscere e di riconoscersi nell’eletto loro rappresentante perché è stato scelto dall’alto, spesso lontano dal territorio e preoccupato solo di ossequiare il capo che lo dovrebbe rimettere in lista e gli elettori devono solo fare un segno della croce sulla scheda.

Le prossime elezioni, indipendentemente dalla data di svolgimento, continueranno a perpetuare questo atipico sistema elettorale che è ritenuto meno importante dei sondaggi e dà solo parvenze di democrazia in quanto la cosiddetta stabilità, quasi mai verificatesi, è ritenuta, strumentalmente, meno importante della democrazia

Sono consapevole che, allo stato delle cose, difficilmente verrà cambiato il sistema elettorale a favore dei cittadini elettori perché toglierebbe il potere monarchico al capo squadra e la gioia di avere sudditi al posto degli elettori.

Solo se avessero il coraggio di fare ciò che dicono e non fanno mai, si potrebbe concretizzare un grande passo avanti verso la partecipazione dei cittadini alla determinazione della propria rappresentanza con una semplice modifica alla legge elettorale.

Basterebbe, allo stato, inserire il sistema del ballottaggio fra i due candidati che, nel collegio, hanno ottenuto i due maggiori quozienti, come avviene per i sindaci, e si ripristinerebbe in parte la capacità di scelta degli elettori, un rapporto più diretto fra eletto e territorio e un impegno istituzionale con maggiore conoscenza delle problematiche locali. Male cose semplici non sono di questo mondo.

Pippo Bufardeci