sabato 9 luglio 2016

L’ODIERNA DEMOCRAZIA FRA STRUMENTI FORMALI E INTERESSI SOSTANZIALI

Certamente il sistema democratico si basa sulla partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica che può avvenire sia in modo indiretto che diretto.
Il modo indiretto si manifesta attraverso l’affidamento del mandato di gestione della cosa pubblica a rappresentanti del popolo mentre quello diretto si basa sulla partecipazione diretta dei cittadini attraverso l’agorà della polis greca o il referendum delle moderne democrazie.
Nei due tipi di democrazia è importante che i soggetti interessati, rappresentanti e popolo, sia informati correttamente per discernere le motivazioni vere del pronunciamento rispetto alle falsità.
Purtroppo negli ultimi tempi, pur essendo entrati nell’era della grande comunicazione globale, siamo anche in presenza della disinformazione globale che porta a decisioni paradossalmente legati ai particolari e settari interessi degli imbonitori politici o mass-mediali e dei singoli cittadini che hanno il potere di voto e di decisione.
Lo scopo e la sostanza di un referendum vengono esclusi dal dibattito generale e vengono immesse una serie di motivazioni, anche contraddittorie, che non permettono una scelta responsabile da parte dei cittadini a vantaggio di una impostazione di disinteresse dal metodo partecipativo o di scelte diverse rispetto a quelle che un cittadino farebbe se seriamente e obiettivamente informato.
Nel mese di ottobre dovrebbe, per noi italiani, svolgersi un referendum costituzionale importante, anche se non esaustivo delle problematiche istituzionali, ma pur tuttavia capace di mettere in moto alcune modifiche che potrebbero dare un serio contributo all’adattamento del nostro sistema costituzionale alle necessità dei tempi moderni.
Però già, da tutte le parte politiche, il motivo referendario è stato coperto dagli interessi contingenti di partiti, di forze economiche e sociali nonchè di singoli personaggi che perseguono interessi limitati e di parte.
In queste condizioni i cittadini non riusciranno a recepire le giuste motivazioni per una scelta seria a ponderata e finiranno per votare in base alle loro valutazioni contingenti e personali e agli interessi di bottega di chi ritiene che, dal caos politico, possa trarre vantaggi per se e per i suoi adepti.
Ancora una volta si corre il rischio che una proposta sottoposta al voto della volontà popolare si accetta o si respinge senza pensare ad una visione d’’insieme della proposta e all’interesse della collettività rispetto a quella dei singoli o delle forze, di maggioranza o di opposizione, che perseguono obiettivi che spesso nulla hanno a che fare con la collettività.
Il problema della informazione e della disinformazione in una democrazia diretta e partecipata, soprattutto nel momento storico che attraversiamo, sta nella cultura sociale e politica delle classi dirigenti.
Di questi tempi, purtroppo, l’improvvisazione della proposta politica è tale che si basa sul contingente rispetto alla lungimiranza e sulla emotività rispetto alla razionalità.
L’assenza della cultura della classe dirigente offusca la valenza democratica della partecipazione attiva e responsabile ed annebbia la democrazia se i cittadini elettori esprimono solo giudizi emotivi e irrazionali nello scegliere le maggioranze e le opposizioni.
Cerchiamo, come nei referendum, di dare i migliori strumenti per agevolare la democrazia, ma nel frattempo tarpiamo le ali alle scelte serie, ponderate e responsabili dei cittadini e consegniamo la vita democratica delle nazioni agli sciamani e agli imbonitori di turno che fanno solo i loro interessi costringendo i cittadini a vivere una democrazia formale che copre gli interessi sostanziali dei pochi rispetto ai più.  
  Pippo Bufardeci  ( Pubblicato sul giornale Timeout  di Siracusa)


sabato 2 luglio 2016

MODIFICARE L’ITALICUM PER VINCERE IL REFERENDUM

Rispetto a qualche mese fa la situazione politica è più ingarbugliata e meno chiara nel suo evolversi sia rispetto al Governo che alle stesse forze politiche.
Ciò perché si sono svolte le elezioni comunali che hanno dato dei risultati su cui riflettere.
Vi è stato il referendum britannico con un risultato traumatico sul piano politico, ma importante perché obbliga gli europei ad una profonda riflessione sul concetto di Europa e sulle sue prospettive politiche, economiche e di consolidamento o depauperamento della visione prospettica dell’Europa e dello stare insieme.
Ma soprattutto l’entrata in vigore della nuova legge elettorale sta ponendo importanti riflessioni fra le forze politiche in vista anche del referendum costituzionale che si sta impinguando di motivazioni le più disparate rispetto alla sostanza stessa del suo pronunciamento.
Lasciamo stare gli aspetti europei, sia pure importanti, per concentrarci su quelli di casa nostra e sugli scenari che si potrebbero prospettare in vista della grande battaglia referendaria.
Innanzitutto sarebbe necessario un cambio di strategia da parte del Governo e di Renzi in particolare perché i toni di supponenza e di altezzosità non trovano più la stessa rispondenza di due anni fa in quanto è trascorso il periodo della novità rottamatrice ed è subentrato quello del rendiconto dell’attività politica e di Governo.
Lo gradiscono poco i cittadini e non lo sopportano i partiti politici, sia alleati che di opposizione, che dovrebbero essere gli agnelli sacrificali sull’altare del rinnovamento che ha come grimaldello l’Italicum in quanto affiderebbe la maggioranza di Governo ad una minoranza del Paese.
Poiché si capisce chiaramente che fuori dalle aule istituzionali il PD è minoranza elettorale se affronta da solo le prossime competizioni, se ne deduce che il referendum costituzionale diventa, per le opposizioni, il grimaldello per fare saltare le strutture già determinate e rimettere tutto in discussione.
In tutti e due le ipotesi chi pagherà il prezzo più alto saranno i cittadini in quanto chiunque sarà il vincitore determinerà condizioni di instabilità politica e di ulteriore confusione e indebolimento del quadro economico complessivo.
Forse alcuni partiti, quali Lega e Cinque stelle, potrebbero avere dei vantaggi elettorali, ma sarebbe come passare dalla padella alla brace in quanto si tratta esclusivamente di gruppi politici parolai senza strategia, senza programmi e senza prospettiva.
Allora, dal mio punto di vista, cosa bisognerebbe fare?
Innanzitutto va salvata la riforma costituzionale proposta alla convalida referendaria perché, pur non essendo il meglio che si potesse ottenere, è una base su cui, nel prosieguo legislativo, potere innestare opportune e ponderate modifiche senza la spinta umorale, le convenienze elettorali e le stravaganze folcloristiche dei tanti politicanti in circolazione e dei loro adepti della giornaliera intellighenzia.
Per salvare la sostanza del Referendum, oltre ad evitare l’altezzosità degli atteggiamenti, bisogna agire sull’Italicum operando poche, ma significative correzioni, che potrebbero rasserenare lo scorrere della vita politica nazionale dando prospettiva di presenza agli altri schieramenti politici ed evitando che la rappresentanza istituzionale abbia la maglietta di una sola squadra politica e risponda più all’allenatore che ai tifosi.
Naturalmente si potrebbe anche obiettare che la nuova legge elettorale è anche il frutto di accordi stipulati con più forze politiche e molte di esse poi hanno abbandonato il campo, ma in politica la staticità delle posizioni può anche portare alle sconfitte per cui questo ritornello, anche se giusto, va cambiato.
Alcune modifiche all’Italicum appaiono quindi strategicamente e politicamente necessarie per rafforzare la credibilità dei cittadini rispetto ad una riforma elettorale e ad un agire dei partiti politici che attualmente ha quasi toccato il fondo.
E’ necessario pertanto che si passi dalla vittoria di un singolo partito a quella della coalizione che si può anche formare in fase di ballottaggio fra coloro che, nella prima fase, avranno dichiarato la disponibilità a coalizzarsi nel caso che, nella prima votazione, nessun partito raggiungesse il quorum necessario alla vittoria.
Il premio di maggioranza si potrebbe dividere in maniera proporzionale fra tutte le forze che hanno formato la coalizione vincente.
Per evitare poi che Il Parlamento sia caratterizzato da un ampio numero di nominati piuttosto che di eletti, si dovrebbero diminuire i collegi elettorali in quanto porterebbero la presenza di meno capilista e quindi più eletti.
La mozione presentata dalla sinistra sul tema della revisione della legge elettorale può essere un’occasione utile per iniziare una seria discussione e non va quindi bollata come una delle tante mozioni che presentano continuamente le forze di opposizione e quindi priva di sostanza e di effetto.
Il nostro Paese ha urgente bisogno di un serio clima di rasserenamento del quadro politico oltre a quello istituzionale ed economico per cui va fatto ogni sforzo in questa direzione.
E’ necessario porsi all’ascolto delle proposte serie, operare con capacità e condivisione possibile ed andare avanti senza il pericolo di trovarsi da soli magari sulla giusta strada, ma privi del necessario sostegno elettorale che sta alla base di un progetto che gli altri, cioè i cittadini, possano sentirsi soggetti e non oggetti dell’agire politico ed istituzionale.


02/07/2016                                                       Pippo Bufardeci

mercoledì 6 gennaio 2016

PIERSANTI MATTARELLA: 
RICORDO DELL’ASSASSINIO DI UN GRANDE POLITICO

Oggi ricorre il 36° anniversario dell’uccisione del presidente della regione siciliana Piersanti Mattarella.
Un uomo politico della Democrazia Cristiana che pagò con la vita la sua azione di rinnovamento della Sicilia e la sua lotta contro i gruppi di potere e la mafia che bloccavano la crescita dell’isola.
Ho avuto l’onore di conoscerlo direttamente e di esserne diventato amico. In occasione della celebrazione del congresso provinciale della Dc di Siracusa, prima del suo assassinio, presiedette il congresso e lo accompagnai, assieme all’allora assessore al bilancio Mannino, anch’egli presente al congresso, presso l’emittente televisiva locale Teleuno- Tris per essere intervistato dal direttore Armando Greco.
All’ultimo momento Armando, forse per la caratura politica dei due personaggi e per gli argomenti politici da trattare, senza preavviso ed in diretta televisiva, indicò in me colui che avrebbe condotto l’intervista.
Con i due parlammo per oltre un’ora di politica, di partito e di amministrazione regionale ricevendo alla fine anche i complimenti degli intervistati. Con il presidente della regione Mattarella ci siamo incontrati diverse volte a Palermo e l’ultima volta, alcuni giorni prima che morisse, a Pachino.
Arrivò, subito dopo pranzo, al bar Ciclope assieme all’on. Marcello Sgarlata senza nessun preavviso e con l’intento di fare un rapido giro rilassante verso Marzamemi.
Mi fece cercare e ci incontrammo al bar dove, fra un gelato e l’altro, ci appartammo parecchi minuti a parlare della situazione politica locale appoggiati all’ingresso del bar di via Unità. Ci demmo appuntamento da lì a pochi giorni a Palermo per un ulteriore incontro e per definire un mio rapporto di collaborazione politica con il presidente. Quell’appuntamento non fu mai onorato per il truce assassinio di Piersanti Mattarella.

(Pippo Bufardeci)

mercoledì 16 dicembre 2015

IN RICORDO DELL’AMICO CORRADO VENTAGLIO

Sono già passati dieci anni da quando la famiglia, gli amici e la politica siracusana hanno visto mancare l’affetto, la presenza ed il contributo culturale di Corrado Ventaglio.
Una vita spesa per la politica al servizio del bene comune come gli era stato insegnato nello studio parrocchiale delle encicliche sociali cristiane, nei numerosi corsi di formazione politica della democrazia cristiana e come aveva profuso nel suo impegno di funzionario della DC, di uomo politico e di rappresentante delle istituzioni.
Un politico nato democristiano nel sangue e nella mente anche quando, per varie vicissitudini legate alle strategie dell’amico onorevole Santi Nicita, dovette fare delle scelte politiche contingenti diverse dai dettami del suo cuore politico.
L’affetto, le riflessioni, i consigli che elargiva agli amici non sono materia da dimenticare facilmente.
Sono stato forse il suo collega di lavoro, l’amico inseparabile, il politico che più ha raccolto e più ha donato i momenti dell’azione e della riflessione comune così come quelli delle difficoltà personali o legati ai cambiamenti dei tempi e delle nuove situazioni.
Corrado Ventaglio si rapportava con gli amici veri con afflato umano generoso ed amorevole che lo rendevano unico, anche nel panorama politico siracusano, in quanto spesso sacrificava i suoi interessi personali e politici per quelli dell’amico cui era legato.
Santi Nicita che ha avuto un rapporto di profonda amicizia e di grande collaborazione con Corrado Ventaglio e da questi ricambiato con grande amore e fedeltà, così lo definiva nel suo libro “Sul filo dei ricordi” - Per me è stato sempre una coscienza critica, fonte di valutazioni reali e di disamine approfondite -.
Corrado Ventaglio lasciò la vita terrena, quasi con la stessa modestia e riservatezza che ne avevano caratterizzato il suo agire politico, quella sera di inaspettato dolore che interruppe l’amore, i sogni, l’azione politica e gli apporti agli amici e alla società siracusana che tanto amava.
Il suo ricordo resterà sempre nell’amore della famiglia, ma anche nel cuore di quanti lo abbiamo conosciuto apprezzandone la sua esistenza per ciò che è stato capace di donarci.
Siracusa 16-12-2015                                      Pippo Bufardeci



lunedì 14 dicembre 2015

CLASSE DIRIGENTE INADEGUATA ALLA SFIDA DEI TEMPI

E’ vero che, dal punto di vista della finanza pubblica, si continua ad attraversare un periodo ancora difficilissimo per cui non vi è sufficiente  liquidità per far fronte a tutte le incombenze passate e alle nuove esigenze sociali e di sviluppo.
E’ altrettanto vero che non tutti i problemi che si devono fronteggiare nella quotidianità sono il frutto di decisioni, di scelte o di strategie del presente.
Essi affondano le loro radici in contesti precedenti e in ambienti anche internazionali, però è anche vero che i cervelli deputati a trovare le soluzioni di medio e lungo termine appartengono alla quotidianità.
Il problema che dilata le soluzioni e non da una prospettiva strategica sta proprio nella mancanza di una classe dirigente che sia capace di essere all’altezza delle difficili situazioni in cui viviamo ed in cui detta classe dirigente opera.
Il vivere alla giornata o al massimo da una competizione elettorale all’altra fa si che la comunicazione ad effetto diventa più importante dell’agire e del realizzare.
Ciascun componente della classe dirigente attuale sfrutta le possibilità comunicative dei moderni mezzi di comunicazione di massa per lanciare messaggi ad effetto emotivo capaci di colpire l’immaginario collettivo ed essere protagonista di un tempo mediatico e politico assolutamente sufficiente al raggiungimento di un obiettivo contingente o, al massimo, tendente a creare le condizioni migliori per una rielezione.
In questa logica scompare l’impegno politico finalizzato alla concretizzazione del programma condiviso e prende il sopravvento l’interesse personale che si può concretizzare ovunque per cui si trasmigra con indifferenza  da uno schieramento ad un altro, da un gruppetto ad un altro in tempi rapidi e multipli.
In questo contesto non è più possibile creare una classe dirigente capace di assicurare continuità operative e di portare a soluzione i vari problemi nel difficile percorso che va dalle enunciazioni all’effettiva concretizzazione.
A livello nazionale abbiamo quindi l’assenza assoluta di statisti che operano secondo una visione strategica per cui, in un contesto di confronto globale, siamo e saremo sempre più destinati a soccombere o ad essere asserviti ai carri di coloro che, più capaci di elaborare strategie, dettano i tempi realizzativi.
Sul piano locale vi è stato, in questi ultimi anni, un depauperamento della classe dirigente per cui non vi sono personaggi che hanno la preparazione, l’esperienza e la lungimiranza di prospettare soluzioni ai problemi e seguire tutti gli iter realizzativi.
La pur necessaria necessità del ricambio generazionale per permettere di evitare le incrostazioni frutto della prolungata presenza dei singoli nelle istituzioni, è diventata la sola condicio sine qua non per essere gestori della cosa pubblica.
Si mette così in secondo piano la condizione generale più importante per essere soggetti attivi di una comunità e cioè, la capacità, la preparazione culturale, la conoscenza dei problemi, la strategia realizzativa e la concretezza.
Si dimentica che un qualsiasi soggetto è capace o incapace a prescindere dalla propria età  perché il metro di valutazione è ben altro.
Ecco perché serve uno sforzo culturale per far capire e capire che l’improvvisazione porta alla rovina di una comunità, mentre la lunga e difficile strada della capacità e della preparazione è l’unica che può avere sbocchi positivi per tutti.
( per il giornale TIMEOUT )

Siracusa 03.12.2015                                                Pippo Bufardeci

domenica 13 dicembre 2015

                POLITICA A SIRACUSA, MILLE DISTRAZIONI POCA EFFICIENZA

La situazione politica ed amministrativa della città di Siracusa non si può certamente annoverare fra quelle i cui politici pensano solamente a lavorare sui problemi della città e dei cittadini senza essere distratti da altre cose.
Anzi possiamo affermare che sono più le distrazioni cui bisogna far fronte che le problematiche complesse e dalle difficili soluzioni che investono la comunità siracusana.
Queste distrazioni riguardano sia l’attività politica vera e propria sia l’attività amministrativa che risulta poco incisiva e sempre più distante dai cittadini.
Le poche energie disponibili di intelligenza e capacità sono offuscate da fatti e personaggi che riescono a coprire più le pagine giornalistiche della cronaca, anche giudiziaria, che della attività in difesa degli interessi dei cittadini elettori.
Sul piano politico abbiamo il partito maggiormente rappresentato in seno al consiglio comunale e cioè il Partito Democratico, che non riesce a trovare il bandolo della matassa che lo possa portare a elaborare un minimo di strategia ed essere un interlocutore valido per trovare soluzioni ai problemi della città e dei cittadini.
La lotta di sopravvivenza di molti suoi dirigenti e la brama di affermazione di altri rende ingovernabile questo partito provinciale perché è anche privo di dirigenti, capaci di essere catalizzatori di proposte e con carisma riconosciuto da tutti, quali qualità da mettere al servizio del bene del partito e della comunità.
E’ una lotta fra nani politici che vorrebbero giocare a fare i grandi incapaci di capire le vere ragioni del nanismo politico congenito che pulsa da molto tempo nell’azione interna ed esterna al partito.
Il risultato è una lotta di trincea e di difesa di posizioni acquisite senza rendersi conto dell’effimera valenza di un gioco che finirà per bruciare tutti.
Ciò perché vige la vecchia mentalità che il partito e le sue mura siano l’ombelico del mondo ed ogni mattone va difeso dalle profanazioni degli esterni e dai miscredenti.
Un partito chiuso mentalmente, operativamente ed autoreferenziale è un partito destinato a fallire nel confronto con il mondo esterno e con le potenzialità che esso esprime.
Di riflesso, questo tipo di partito, governando importanti amministrazioni locali con la città di Siracusa in primo piano, determina le condizioni di sfacelo in cui si è ridotta la vita amministrativa di una città che avrebbe bisogno di intelligenze capaci, preparate e fuori dai giochi della difesa delle poltrone partitiche.
In assenza di un impegno di cultura politica ed amministrativa si fa strada, in modo preponderante, l’azione di piccolo cabotaggio, degli interessi personali e del malaffare che sta sempre in agguato nel contesto di svolgimento di un compito difficile quale quello di essere i gestori degli interessi complessi di una comunità importante e vasta.
Le lotte in seno al consiglio comunale, i presunti interessi di singoli consiglieri spiattellati alla pubblica opinione, i contrattacchi più o meno di stampo intimidatorio sono il sintomo che la politica ha smarrito la via maestra del suo essere o si è affidata a messaggeri incompetenti ed incapaci.
Non voglio entrare nell’esame dei singoli fatti perché già molto analiticamente divulgati e resi accessibili alla pubblica opinione e perché sono anche oggetto di interessamento da parte dell’autorità giudiziaria, ma non si può non prendere atto di uno stato di degenerazione del fare politica ed amministrazione che necessita di seri interventi sia giudiziari che politici.
 Nè possiamo dire che gli altri attori non legati al Partito Democratico o alla gestione diretta della cosa pubblica siano immuni del tasso di deficienza di vera politica o di capacità amministrativa, perché la qualità complessiva di tutti i soggetti non è certo da libri di storia.
In questo difficile e, per certi versi, drammatico contesto, non possiamo che augurarci un rinsavimento dei pochi che ancora sono nelle condizioni di pensare ed agire in modo sensato affinchè venga rielaborata una strategia di disimpegno dall’inettitudine e si prospettino soluzioni nell’interesse della collettività emarginando gli incapaci ed i traffichini assoldabili sotto diverse bandiere.
Pippo Bufardeci

 ( Per il settimanale Timeout )

lunedì 7 dicembre 2015

CAMBIARE QUALCHE REGOLA PER RINVIGORIRE LA POLITICA

Penso che lo stato comatoso in cui si trova la politica in Sicilia e soprattutto la gestione degli Enti locali, meriti una terapia d’urto anche a livello di regole che possano permettere una migliore capacità operativa e una maggiore rispondenza fra esigenze dei cittadini e produzione legislativa.
Volutamente, in questa nota, non affronto i temi politici attuali e le dinamiche interne ai vari gruppi che ne determinano le scelte. Dò per scontato che tutto questo, anche se non ne sono convinto, appartenga alla conoscenza dei cittadini.
Lo stallo continuo dei lavori dell’assemblea regionale siciliana e le perenni difficoltà ad operare e decidere mi suggeriscono alcune proposte di modifica della normativa elettorale che potrebbero essere utili a rinvigorire una istituzione che sempre più si riavvita su se stessa.
Innanzitutto dovremmo impedire che si continui a scegliere il Presidente della Regione affidando la sua elezione agli umori o agli equilibri politici del momento per poi subire, anche per cinque anni, le conseguenze di una scelta sbagliata.
Per evitare ciò bisogna eliminare il turno unico di elezione e passare al sistema del ballottaggio per cui gli elettori avrebbero la possibilità di scegliere fra i due candidati più votati e sentirsi più partecipi nella individuazione della scelta migliore e più rappresentati dal candidato vincitore. Ciò senza apparentamento in fase di ballottaggio con l’eliminazione del mercato delle vacche che si determina necessariamente.
Poi bisogna eliminare quella cameretta clientelare e frutto di pressioni più o meno lecite e legali che porta alla formazione di un listino inutile con eletti rappresentativi solo di se stessi.
Gli eletti devono essere solamente i candidati assegnati ad ogni provincia, in base al numero dei suoi abitanti e votati dagli elettori.
Quindi nessun premio di maggioranza anacronistico in un sistema ad elezione proporzionale quale è quello per la elezione dei deputati regionali.
Inserire la clausola del limite dei tre mandati consecutivi e quindi della impossibilità di candidarsi dopo detti mandati per evitare l’assuefazione all’incarico e quindi la possibilità che esso si trasformi in un mestiere dedito all’acquisizione di prebende, favori o attività poco chiare.
Dichiarare lo stato professionale ed autonomo dei dirigenti degli Enti per cui sono cessano il loro mandato al cessare del mandato politico dell’amministratore che li ha nominati dando così ai nuovi amministratori la possibilità di scegliersi i collaboratori magari, come avveniva per i segretari comunali, attraverso la costituzione di un albo apposito.
Si eviterebbe la staticità della dirigenza, la permanenza assicurata in un posto di alta responsabilità indipendentemente dalla volontà espressa dai cittadini, la gestione incontrollabile di un potere immenso, la commistione con ambienti che non mirano a soddisfare le esigenze della collettività, ma i propri interessi anche mafiosi.
Si dovrebbe riproporre, come lo era anni fa, la incandidabilità dei dipendenti dello stesso Ente perché un dipendente che aspira a diventare amministratore dell’Ente per cui lavora o sfrutta la sua posizione per fini clientelari o si contrappone al raggiungimento degli obiettivi degli eletti alla gestione dello stesso.
Infine, ma certamente i punti trattati non sono esaustivi, bisogna dare la possibilità che qualsiasi amministratore eletto per la gestione di un Ente, debba essere messo nelle condizioni di indirizzare l’azione dell’Ente in funzione del programma votato dagli elettori.
In particolare dovrebbe gestire le risorse finanziarie senza compromessi di natura politica raggiungendo l’obiettivo attraverso una modifica legislativa che deleghi l’approvazione del bilancio dell’Ente all’organo esecutivo, quale la giunta, e non a quello politico quale il consiglio.
Infine dovrebbero essere tutelati gli amministratori che intendono gestire la cosa pubblica con onestà, con organismi di consulenza preventiva sull’attività da svolgere e sulla rispondenza deli atti alle varie e complesse normative che incombono sulla pubblica amministrazione.
Ciò sarebbe raggiungibile attraverso la costituzione di gruppi di consulenza provinciali e regionali costituiti da pubblici funzionari che, a richiesta, darebbero un supporto importante ai vari amministratori in base alla materia su cui si deve decidere.
In questa logica va ripristinato il parere obbligatorio e vincolante del segretario comunale per ciò che riguarda la legalità dell’atto e quello del dirigente amministrativo per la copertura finanziaria.
Queste proposte, assieme ad altre di natura più tecnica, potrebbero contribuire a determinare le condizioni per una maggiore trasparenza nella gestione politica e amministrativa dei vari Enti locali.
Siracusa 07/12/2015                                                            Pippo Bufardeci


giovedì 19 novembre 2015

Al sig. Sindaco del comune di Pachino
Caro Sindaco,
Desidero sottoporti un problema che interessa moltissimo numerosi cittadini di Pachino e a  quanti lo hanno dovuto lasciare per vivere altrove. Sai che, dalla fondazione ad oggi, la mentalità imperante a Pachino è stata quella di costruirsi subito una casa sia per se che per i propri figli che ha dato al nostro paese una particolare struttura costruttiva.
Sai anche che, le alterne situazioni di crisi economica e lavorativa, hanno costretto molti nostri concittadini a trovare fortuna altrove, spesso in terre lontane, lasciando, assieme ai loro affetti, la struttura abitativa che, con tanti sacrifici, avevano costruito nel proprio paese.
Quasi tutte queste strutture non sono più abitate e solo alcune lo sono durante un brevissimo periodo estivo da emigrati in paesi vicini che ritornano al proprio paese più spinti dal cuore che dalla razionalità.
Sai anche che dette abitazioni non possono essere affittate o vendute per l’assenza quasi assoluta di richieste e quindi non producono alcun reddito. Molti vecchi proprietari sono morti lasciando gli immobili ad eredi che, non essendo a Pachino, non li abitano per cui o li lasciano in abbandono o sono costretti ad un salasso economico per la loro gestione ordinaria.
Su questa gestione incidono fortemente le varie tasse che tartassano gli immobili stessi per cui spesso si diventa evasori e incuranti dell’immobile stesso che va ad aumentare il numero di edifici abbandonati e cadenti che abbruttiscono sempre più il nostro paese.
A mio avviso sarebbe invece da sviluppare una politica di agevolazioni tariffarie che possa ridare slancio alla possibilità di curare maggiormente gli immobili creando le condizioni per un miglioramento dell’immagine stessa del nostro comune soprattutto all’interno del centro urbano.
Ti propongo pertanto di ridurre fortemente l’aliquota delle tasse comunali di vario tipo che sono imposte su questi immobili che, non solo non sono abitati, ma anche considerati come seconda casa.
Capisco che una casa di villeggiatura nelle zone balneari può essere considerata, a ragione, seconda casa, ma quelle che si trovano all’interno del centro abitato i cui proprietari risiedono fuori dal territorio comunale, utilizzano pochi giorni all’anno quella pachinese e pagano già le imposte in altri comuni, non possono essere considerati immobili di ricchi e facoltosi proprietari.
Ti chiedo quindi di esaminare concretamente la possibilità, per gli immobili del centro abitato, di una sostanziale riduzione delle imposte, (IMU, TASI, TARI etc. ) di diminuire gli oneri di urbanizzazione esentando dalle imposte per alcuni anni chi ristruttura; di diminuire fortemente la quota di imposta per la spazzatura che questi soggetti non producono se non in modo minimale e in periodi limitati e la quota relativa ai servizi collettivi di cui non usufruiscono.
Infine, per evitare un contenzioso che non sarebbe utile per l’economia generale del Comune, ti chiedo di esaminare la possibilità di una sanatoria che riduca fortemente i debiti di imposte riguardante gli anni passati che i cittadini non sono nelle condizioni di pagare nella totalità in quanto molto onerosa.
Sarebbe una saggia politica sia di concretezza per le casse comunali che prenderebbero molto meno, ma sicuri, sia per dare risposta alla povertà sempre più imperante, sia per cercare di recuperare edifici obsoleti e sia per giustizia verso quei cittadini costretti ad emigrare per vivere, ma sempre più tartassati dal loro paese d’origine.
Cordiali saluti                                                           Pippo Bufardeci  ( Gruppo: Pachinesi nel Mondo )

Pachino 19.11.2015

martedì 17 novembre 2015

                        POLITICA A SIRACUSA, MILLE DISTRAZIONI POCA EFFICIENZA

La situazione politica ed amministrativa della città di Siracusa non si può certamente annoverare fra quelle i cui politici pensano solamente a lavorare sui problemi della città e dei cittadini senza essere distratti da altre cose.
Anzi possiamo affermare che sono più le distrazioni cui bisogna far fronte che le problematiche complesse e dalle difficili soluzioni che investono la comunità siracusana.
Queste distrazioni riguardano sia l’attività politica vera e propria sia l’attività amministrativa che risulta poco incisiva e sempre più distante dai cittadini.
Le poche energie disponibili di intelligenza e capacità sono offuscate da fatti e personaggi che riescono a coprire più le pagine giornalistiche della cronaca, anche giudiziaria, che della attività in difesa degli interessi dei cittadini elettori.
Sul piano politico abbiamo il partito maggiormente rappresentato in seno al consiglio comunale e cioè il Partito Democratico, che non riesce a trovare il bandolo della matassa che lo possa portare a elaborare un minimo di strategia ed essere un interlocutore valido per trovare soluzioni ai problemi della città e dei cittadini.
La lotta di sopravvivenza di molti suoi dirigenti e la brama di affermazione di altri rende ingovernabile questo partito provinciale perché è anche privo di dirigenti, capaci di essere catalizzatori di proposte e con carisma riconosciuto da tutti, quali qualità da mettere al servizio del bene del partito e della comunità.
E’ una lotta fra nani politici che vorrebbero giocare a fare i grandi incapaci di capire le vere ragioni del nanismo politico congenito che pulsa da molto tempo nell’azione interna ed esterna al partito.
Il risultato è una lotta di trincea e di difesa di posizioni acquisite senza rendersi conto dell’effimera valenza di un gioco che finirà per bruciare tutti.
Ciò perché vige la vecchia mentalità che il partito e le sue mura siano l’ombelico del mondo ed ogni mattone va difeso dalle profanazioni degli esterni e dai miscredenti.
Un partito chiuso mentalmente, operativamente ed autoreferenziale è un partito destinato a fallire nel confronto con il mondo esterno e con le potenzialità che esso esprime.
Di riflesso, questo tipo di partito, governando importanti amministrazioni locali con la città di Siracusa in primo piano, determina le condizioni di sfacelo in cui si è ridotta la vita amministrativa di una città che avrebbe bisogno di intelligenze capaci, preparate e fuori dai giochi della difesa delle poltrone partitiche.
In assenza di un impegno di cultura politica ed amministrativa si fa strada, in modo preponderante, l’azione di piccolo cabotaggio, degli interessi personali e del malaffare che sta sempre in agguato nel contesto di svolgimento di un compito difficile quale quello di essere i gestori degli interessi complessi di una comunità importante e vasta.
Le lotte in seno al consiglio comunale, i presunti interessi di singoli consiglieri spiattellati alla pubblica opinione, i contrattacchi più o meno di stampo intimidatorio sono il sintomo che la politica ha smarrito la via maestra del suo essere o si è affidata a messaggeri incompetenti ed incapaci.
Non voglio entrare nell’esame dei singoli fatti perché già molto analiticamente divulgati e resi accessibili alla pubblica opinione e perché sono anche oggetto di interessamento da parte dell’autorità giudiziaria, ma non si può non prendere atto di uno stato di degenerazione del fare politica ed amministrazione che necessita di seri interventi sia giudiziari che politici.
 Nè possiamo dire che gli altri attori non legati al Partito Democratico o alla gestione diretta della cosa pubblica siano immuni del tasso di deficienza di vera politica o di capacità amministrativa, perché la qualità complessiva di tutti i soggetti non è certo da libri di storia.
In questo difficile e, per certi versi, drammatico contesto, non possiamo che augurarci un rinsavimento dei pochi che ancora sono nelle condizioni di pensare ed agire in modo sensato affinchè venga rielaborata una strategia di disimpegno dall’inettitudine e si prospettino soluzioni nell’interesse della collettività emarginando gli incapaci ed i traffichini assoldabili sotto diverse bandiere.
Pippo Bufardeci


lunedì 28 settembre 2015



BERLUSCONI DI NUOVO IN SCENA NEL PROPRIO TEATRINO POLITICO

Berlusconi ha ufficializzato il suo rientro sulla scena politica e, come un attore consumato, recita sempre la stessa commedia.
A parte il fatto della cultura dell’agiografia egocentrica e personale e delle battute narcisiste per cui vede il nuovo leader del centro destra solo guardandosi allo specchio, ci propina sempre la solita solfa della politica e della sua strategia propagandistica.
Continua a tentare di inculcare l’idea che chi, come lui, ha ricoperto tutti i ruoli della politica e delle istituzioni ai massimi livelli per molti anni,  si ritenga ancora un personaggio prestato alla politica e lontano dai rituali della stessa.
E’ come un presentarsi sempre nuovo ad ogni lifting facciale come se gli italiani, oltre alla memoria visiva che ne fa ricordare le sembianze rugose della vecchiaia, non avessero nemmeno memoria storica per ricordarsi tutte le sue affermazioni più o meno folkloristiche.
Poiché non vogliamo  dar vita ad un trattato sulle affermazioni berlusconiane, ci limitiamo a puntualizzare un solo argomento fondante della propaganda del cavaliere.
Ci riferiamo al fatto che, con ossessiva continuità, ripete che siamo, in Italia, in assenza di democrazia perché il presidente del Consiglio non è stato eletto e non ha quindi ricevuto un mandato in voti dai cittadini.
Fa finta di non sapere, perché se non lo sapesse per davvero sarebbe gravissimo, che la costituzione italiana prevede che anche semplici cittadini possono ricoprire le più alte cariche dello Stato, presidente della Repubblica e del Consiglio, anche senza essere stati eletti parlamentari.
Per il bene del centro destra italiano, che può rappresentare milioni di italiani senza barzellette e minuta propaganda, penso che sia venuto il momento di essere più seri magari con un nuovo leader meno festaiuolo e più serio politicamente.
Pippo Bufardeci
Siracusa 28/09/2015