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venerdì 2 marzo 2012

News

Cultura e Spettacolo


Se la memoria si fa storia. Duecento metri di storie e di storia


Il fascino del «basalatu» di Pachino è unico, suscitando sempre il ricordo di chi lo ha calpestato. Quei duecento metri di strada al centro della cittadina siracusana, dagli anni Quaranta del secolo scorso, hanno conquistato, formato, curato, divertito ma soprattutto hanno fatto vivere, crescere e sognare decine di migliaia di pachinesi. Ora il sessantacinquenne Pippo Bufardeci squarciando e quasi accarezzando i suoi ricordi e quelli dei suoi compaesani li ha consegnati alla letteratura. Li ha realizzati, in uno stile narrativo semplice, evidenziando tutte le sfaccettature umane, sentimentali, emotive della memoria che con i particolari si è fatta storia, storia di uno spaccato di vita, storia di un mondo e dei suoi personaggi-protagonisti che hanno saputo lasciare una traccia nella comunità poi seguita da Bufardeci. Nella gremita sala del Privitera, la docente Beatrice Mauceri ha presentato il volume di Pippo Bufardeci

«Se la memoria si fa storia», edito da Fratantonio, mentre Assunta Rizza, presidente della cooperativa Leonardo di Pachino, si è soffermata su Maruzza, personaggio tipico e figura umana che andrebbe riscoperta e questo volume è anche certamente un passo deciso in questo senso. Prima della conclusione di Pippo Bufardeci, il relatore ufficiale Corrado Di Pietro ha detto tra l'altro: «L'autore ha saputo riscoprire il passato di Pachino accompagnando il lettore, tra memoria, testimonianze e documenti, ad immergersi dentro la vita familiare e sociale di una Pachino che non c'è più: dal "basalatu" alle preghiere delle nonne, dai giochi ai "zitagghi", dalla politica alle tradizioni popolari e religiose, dai vigneti al cinema e alla televisione». Un crescendo conoscitivo di costumi, personaggi e fatti della Pachino di ieri che tanta parte ha nella Pachino di oggi.

Giuseppe Aloisio ( Testo pubblicato sul giornale "LA SICILIA" e riproposto da Pachino blobale.)

mercoledì 29 febbraio 2012

Il giornale " LA SICILIA " e la presentazione del libro

sabato 25 febbraio 2012

BELLA ATMOSFERA E NUMEROSA PARTECIPAZIONE ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO


E' stata una bella serata quella vissuta mercoledì 22 febbraio presso i locali della scuola comunale di musica " G. Privitera" a Siracusa dove è stato presentato il mio libro : SE LA MEMORIA SI FA STORIA.
La partecipazione degli amici è stata numerosissima e molto attenta all'analisi che i relatori hanno fatto del libro stesso.
Il cerimoniale della serata è stato affidato a Beatrice Mauceri che, oltre alle innate doti di coordinatrice dei lavori, ha messo anche il cuore nel presentare i relatori e nel chiosare gli interventi.
L'assistente sociale Assunta Rizza ha parlato dell'importanza del libro come momento di riconsegna della memoria storica ad un paese d'origine, pachino, ma anche all'intero territorio.
Ha, in particolare, evidenziato i numerosi vocabili dialettali che arricchiscono i contenuti e sono essi stessi una riscoperta delle origini, degli usi e dei costumi di un'intera comunità che, senza questi ricordi, perderebbe le proprie origini e parte della propria storia.
E' stata poi la volta del poeta e scrittore Corrado Di Pietro che ha evidenziato gli aspetti narrativi ed antropologici del libro.
In particolare ha detto che il libro è uno spaccato storico della metà del secolo scorso, ma anche una serie di affascinanti racconti perchè è il "raccontare" i fatti che lo fa diverso ed unico nel suo genere di rocordare la storia di un intero paese.
Ha basato la sua analisi leggendo ed esaminando il racconto: -Basalatu -dove sono evidenziati tutti gli aspetti sociali, culturali, narrativi ed antropologici che caratterizzano il libro.
Nel mio intervento ho ringraziato tutti gli intervenuti ed i relatori ed ho espresso la mia soddisfazione per come positivamente è stato accolto questo mio primo lavoro sia dagli ambienti culturali che dal pubblico che, dalla prima presentazione del giugno 2011, ne ha decretato anche un apprezzabile successo di vendite.

lunedì 29 agosto 2011

Corrado Di Pietro vince il premio "Città di Marineo"


CORRADO DI PIETRO vince il Premio Internazionale di Poesia “Città di Marineo” (PA)
Il prestigioso premio letterario, giunto alla XXVII edizione, è stato assegnato al poeta siracusano Corrado Di Pietro, nostro socio onorario, per il bel poemetto “ANAPOS – Canzuna ppi la Sicilia – edito da Morrone editore nel gennaio di quest’anno. Il poema, in lingua siciliana con traduzione in italiano dello stesso autore e in inglese ad opera di Florence Russo della St. John’s University New York , si avvale della dotta presentazione di Paolo Giansiracusa, storico d’arte, ed è arricchito con dieci disegni di Antonio Mangiafico, Cristina Caldarella, Giulia Caliò, Giuseppe Cavalli, Giovanna Di Mauro, Flavia Lauretta, Elodie Magnano, Francesca Santoro, Tecla Veneziano.
Di Pietro, continua con questi versi, la riflessione mitica e storica sulla Sicilia, iniziata con “Canto d’Alfeo” e giunta con questo poemetto all’indagine sulla natura dell’identità siciliana. La consegna dei premi è prevista per domenica 4 settembre nella città palermitana.

martedì 3 maggio 2011

PREFAZIONE DI SANTINA GIANNONE ( Giornalista Direttrice della Rivista Culturale TALE' ) al mio libro.

Conoscere per ri-conoscersi, la coscienza collettiva di Pippo Bufardeci

Di Santina Giannone

L’opera narrativa di Pippo Bufardeci non è solo una sfida irriverente per l’ostinato scorrere del tempo, ma è anche lo spiraglio di una porta che si spalanca su una dimensione personale della coscienza collettiva.

Parlare di coscienza collettiva oggi è cosa assai rara e, ancora più, pericolosa.

Quasi sempre, infatti, una coscienza collettiva non può prescindere da una capacità di riconoscimento personale – di sé stessi, delle proprie aspettative e del proprio percorso –che nell’epoca dell’identità “liquida” di Bauman stenta a trovare le condizioni per sopravvivere. Ognuno non è più, semplicemente, ciò che è, bensì ciò che le condizioni esterne gli consentono di essere.

In questo contesto di straniamento, il narrare è una delle più alte forme di conoscenza.

L’esperienza, infatti, strumento primario della conoscenza umana, diventa in questo caso, il mezzo privilegiato per ri-conoscersi come appartenenti ad una storia corale di cui si rischia sempre più di perdere la memoria.

E’ già difficile oggi, per la generazione dei trentenni, raccogliere in maniera congrua il senso di una storia che a loro sfugge.

Sarà dunque impossibile, domani, soprattutto per la nuova generazione di fanciulli che si affaccia oggi al mondo, rappresentare coscientemente un ruolo attivo e propositivo senza la “riconoscenza” – termine qui utilizzato pienamente nella doppia valenza di “omaggio”, ma soprattutto di “consapevolezza di appartenenza”- a radici comuni.

Due i tramiti che spesso vengono utilizzati nel processo di gnosi umana: quello delle mappe concettuali, che tende a semplificare la realtà complessa per gruppi, e quello delle identità, che permette a ciascuno di entrare in contatto con l’essenza delle cose attraverso il reciproco riconoscimento.

Entrambi sono presenti nell’opera di Giuseppe Bufardeci, tessuti mirabilmente attraverso le trame del racconto, che tutto avvolge.

Il racconto diventa in questo caso la ramificazione attraverso cui si collegano le mappe “sentimentali” che formano il reticolato vero e proprio del libro. Mappe che riescono a tracciare un quadro organizzato, complesso ed allo stesso tempo completo di una umanità e di una Pachino come porzione di ricordi personali, ma anche di percezioni collettive.

Il racconto, poi, si fa veicolo per tratteggiare quei contenuti che formano l’identità condivisa, grazie ai valori comuni – quello delle chiacchiere sotto la luna di mezza estate davanti alla porta di casette patrie di ricordi, della sorpresa dinanzi alle prime trasmissioni della “scatola parlante”, del rumore del pallone che strascicava i suoi passi sul “basalatu”, della povera tavola che riusciva a sprigionare odori mai sopiti negli arcani meccanismi della memoria – territorio su cui diventa fecondo il meccanismo del mutuo riconoscimento.

Tutto ciò sarebbe difficilmente possibile, del resto, se questa sua capacità di sintesi storica e culturale non fosse accompagnata da una confezione elegante e raffinata, che però non scade mai nell’esperimento letterario alla ricerca del valore o del preziosismo ma, anzi, ritrova queste caratteristiche abbandonandosi alla semplicità più genuina, con effetti piacevoli per il lettore.

L’opera di ricostruzione sociale, dunque, va molto oltre e si ammanta del sapore di una ricostruzione storica, antropologica, intima che diventa un tributo ed un omaggio d’amore a Pachino e ai personaggi che ne popolano le sue memorie. Una città che l’autore, evidentemente, riconosce come sua partenza e, allo stesso tempo, meta d’arrivo del suo percorso.

venerdì 4 febbraio 2011

RIVOLUZIONE, LAVORO E SANGUE nei canti popolari siciliani. Relatore CORRADO DI PIETRO


Nell'ambito delle celebrazioni dei 150 Anni dell'Unità d'Italia, indette Dall'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma, Corrado Di Pietro ha parlato di "RIVOLUZIONE LAVORO E SANGUE nei canti popolari siciliani", giovedì 3 febbraio alle ore 18,30.
La storia degli umili e degli ultimi, le attese e le speranze dei contadini siciliani, le illusioni e il sacrificio del popolo che credette nel sogno unitario dell’Italia: tutto questo si può leggere anche nei canti popolari del nostro popolo che rappresentano i documenti più autentici, passionali e appassionati di quel Risorgimento che non abbiamo mai studiato.
Le misere condizioni del popolo siciliano attraversarono tutto l’ottocento e si esplicitarono in particolar modo nel campo del lavoro contadino e in quello dei rapporti sociali. I Borboni consumarono il loro disegno feudale, vessatorio e ‘schiavista’, ancorandolo a una stagnazione esasperata di ogni possibile dinamica socio-economica, gravando in modo pesante sulle condizioni del popolo che non ebbe mai la possibilità di un salario dignitoso, di una casa adeguata, di una scuola per far studiare i propri figli, di una decente assistenza sanitaria e di una giusta amministrazione della giustizia.
Da questa situazione nacque il sogno italiano nei latifondi siciliani; si attese Garibaldi come il salvatore e il sovvertitore e grande fu l’entusiasmo che accompagnò e sostenne l’avanzata dei mille sul suolo siciliano. Nacque così la protesta, la rivoluzione, l’atroce satira contro Ferdinando di Borbone, e si attese l’avvento del nuovo regno, quello di Vittorio Emanuele di Savoia, per sperare in un progresso socio-economico che stava infiammando tutta l’Italia.
Ma tutto cambia perché nulla cambi, si potrebbe dire parafrasando Tomasi di Lampedusa; e la Sicilia restò immobile e schiacciata come prima, come sempre. Nacquero così i fasci siciliani, le prime lotte contadine per la terra, i briganti e la mafia fino a sfociare in quella galassia di arretratezza sociale e culturale chiamata ‘questione meridionale’.
La poesia popolare siciliana non tacque e non chiuse gli occhi su questi fatti. Si fece denuncia e protesta, riso sarcastico e amaro, accorato canto di dolore e di sofferenza, preghiera e rassegnazione.

venerdì 21 gennaio 2011

SI FARA' LA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO " BRANCATI "


La terza edizione del Premio Internazionale di Giornalismo " Vitaliano Brancati ", si farà.
L'assessore alla cultura del comune di Pachino, facendo seguito ad un incontro nel mese di agosto avuto con me, con Corrado di Pietro ed il presidente dell'Associazione Gianni Firera, ha concretizzato l'impegno assunto di dare il patrocinio a qesta importante manifestazione.
Conseguentemente la giunta comunale ha deliberato nei giorni scorsi un contributo di cinque mila euro per la sua realizzazione.
Non si tratta certamente di una cifra capace di dare il giusto risalto ad una manifestazione che negli anni scorsi ha avuto un'ampia eco anche sulla stampa nazionale per la qualità e l'importanza delle persone premiate, ma costituisce una valida base di partenza per fare radicare questa manifestazione fra le maggiori attrattive turistico - culturali della città di Pachino.
Nei prossimi giorni sarà avviato un confronto per esaminare le modalità organizzative ed individuare i premiati che, per i contatti già avuti, saranno di grande valenza culturale e giornalistica non solo italiana, ma internazionale.

sabato 24 luglio 2010

PRESENTATA A MARZAMEMI LA RIVISTA " Talè"


Nel suggestivo scenario della Balata di marzamemi è stata presentata, ieri sera, la nuova rivista culturale del Sud-est " Talè" difronte ad un pubblico numerosissimo e molto attento.
A fare gli onori di casa la direttrice Santina Giannone ed l'editore Bartolo Fratantonio della omonima e storica tipografia pachinese assieme a tutti i collaboratori che hanno dato vita a questo primo numero, ma che come ha sottolineato la Direttrice, hanno portato tutta l'esperienza maturata con Archè.
E' stata messa in evidenza l'importanza che una iniziativa che coinvolge persone, esperienze, capacità e potenzialità della zona del sud-est delle province di Siracusa e Ragusa può avere nell'ambito della crescita culturale in atto e siopratutto di una nuova presa di coscienza dell'importanza della cultura per lo sviluppo locale.
Un giornale che analizza fatti, evidenzia le potenzialità della zona, determina le condizioni per lo sviluppo personale e sociale di quanti operano, studiano e lavorano in un territoio dalle molte potenzialità ancora inespresse.
Se il buon giorno si vede dal mattino, potranno esserci prospettive radiose.

mercoledì 21 luglio 2010

DOMANI PRESENTAZIONE LIBRO A MARZAMEMI

Domani giovedì 22 luglio alle ore 18,30 nell'ex palmento di Rudini', a Marzamemi, sarà presentato il libro " Pachino, antologia storica e fotografica del ' 900" a cura dell'arch. Jano Capodicasa.
si tratat di un volume molto importante che sicuramente sarà destinato a rappresentare una specie di eciclopedia storico- antropologica e culturale della città di Pachino e del suo territorio.

lunedì 19 luglio 2010

RISVEGLIO CULTURALE A PACHINO


Forse come non mai vi è attualmente un risveglio culturale a Pachino che sta coinvolgendo molti autori e studiosi di storia e tradizioni locali, ma anche larga fascia della popolazione pachinese.
Vi è una richiesta sempre maggiore di conoscenza da parte dei cittadini che, in un certo qual senso, hanno ripreso a leggere e quindi hanno anche agevolato la nuova produzione culturale.
Ciò è stato maggiormente evidenziato dal particolare clima che si respira in paese dove sono in corso le manifestazioni per ricordare il 250° anniversario della sua fondazione ufficiale.
Se vogliamo limitarci solo all'editoria locale non possiamo non evidenziare i lavori già presentati dai fratelli Corrado e Paolo Di Pietro.
Il primo, ricordandosi del suo lavoro di preside, ha già presentato il suo volume di " didattica ", come egli stesso lo definisce, relativo ad informazioni, notizie, curiosità ed aneddoti sulla storia della città, delle sue vicende storiche ed economico - sociale nonchè della vita di alcuni personaggi locali.
Il libro : - Pachino, fra passato e presente in vista del futuro -, si snoda attraverso una serie di domande sui vari argomenti cui viene data la relativa risposta.
Il fratello Paolo ha invece dato alle stampe e pubblicato il volume" - Pachino nelle opere degli autori antichi -.
Esso è un insieme di citazioni di opere ed autori che, dall'antichità fino a Dante, hanno riportato il nome "Pachino" nelle loro opere.
Sabato 17 luglio è stato presentato il volume di Giuseppina Aliffi " La storia della brigata della guardia di finanza" , naturalmente quella ubicata a Marzamemi che, pur essendo di nicchia, rappresenta uno spaccato storico molto importante.
Questa settimana vi saranno altri due momenti importanti.
Il primo sarà giovedì alle ore 19 presso l'ex palmento Di Rudinì dove verrà presentata la rivista, per l'occasione quasi un libro, " L'Eco cittadino" edito da Jano Capodicasa con una serie di articoli e di foto su Pachino che ne fanno un vero album di storia e di vita pachinese.
Poi venerdì sarà la volta, presso un noto locale della Balata di Marzamemi, della presentazione del primo numero della nuova rivista culturale " TALE' " che tratterà argomenti di tutto il sud-est con una redazione molto preparata ed affiatata diretta da Santina Giannone ed edita dalla Tipografia Fratantonio.
In tutti e due queste riviste vi saranno dei miei articoli che tratteranno di diversi aspetti della Pachino del secolo scorso.
Tanto per essere in tema posso annunciare che, con molta probabilità, alla fine del mese di agosto uscirà anche un mio libro ( ce ne era bisogno ? ), che raccoglierà gli articoli su usi, costumi, umori e tradizioni a Pachino da me, in parte pubblicati su alcune riviste ed in parte inediti.
Con il poeta e scrittore Corrado Di Pietro, stiamo organizzando un avvenimento per ricordare un altro figlio di Pachino poco conosciuto in patria, ma molto apprezzato altrove, il poeta e compositore dialettale Salvatore diPietro in occasione del ventennale della morte.
Altra iniziativa riguarda la terza edizione del " Premio internazionale di giornalismo Vitaliano Brancati " che sicuramente si terrà a Siracusa nel prossimo mese di Novembre.
A queste iniziative si aggiungono le altre in fase di organizzazione che riguardano incontri culturali sempre sul tema della storia e tradizioni della città di Pachino.
Un risveglio quindi molto importante che speriamo non duri, come spesso succede, lo spazio di un mattino.

lunedì 12 luglio 2010

IL CASTELLO MANIACE NON E' UN TEATRO DI PERIFERIA


E' polemica politica in merito all'utIlizzo della struttura del Castello Maniace di Siracusa per una passerella politica da parte di alcuni ministri del popolo delle libertà capitanati dalla siracusana Stefania Prestigiacomo.
I più duri nella polemica sono stati gli amici, separati in casa, dello stesso partito berlusconiano e cioè l'on. Vinciullo e l'on. Granata.
I due parlamentari del centro destra contestano l'uso improprio della struttura monumentale in quanto si è trattato di un incontro di un gruppo politico all'interno di un partito e non di una iniziativa istituzionale con la presenza di ministri della Repubblica.
Quindi si è aperta una falla che dovrebbe permettere, a tutti i gruppi politici, di utilizzare il sito archeologico come si trattasse di un normale teatro di periferia.
Non posssiamo non essere d'accordo con i due parlamentari perchè, pur essendo convinti che i beni culturali devono essere anche fruibili, pensiamo che si sia oltrepassata ogni misura di decenza alla stessa stregua dell'utilizzo avvenuto precedentemente come ristorante.
Un bene culturale non va solo rispettato ed usufruito in funzione dello spazio che offre, ma soprattutto per ciò che rappresenta e per l'immagine che si vuole dare alla sua valorizzazione.
Ci stupisce il fatto che la scarsa tutela arrivi proprio da chi è istituzionalmente preposto alla sua difesa.
Non condivido quanto sostenuto da chi dice che adesso tutti proporranno di svolgere riunioni politiche all'interno della stuttura del Maniace ed a tutti deve essere quindi data l'autorizzazione ad usufruirne come è stato fatto nei confronti dei ministri di Berlusconi.
Ciò perchè metterebbe tutti, anche coloro che si indignano adesso, alla stessa stregua di coloro che hanno provocato l'indignazione.
Sarebbe invece più utile che nessuno lo chiedesse per rimarcare che, in questa città, vi è anche chi rispetta la sua storia e le vestigia che la rappresentano.

giovedì 10 giugno 2010

NUOVI INCONTRI PER IL PREMIO BRANCATI E PER SALVATORE DI PIETRO


Ieri mercoledì 9 giugno, assieme all'amico Corrado Di Pietro, abbiamo incontrato a Pachino il nuovo assessore alla cultura ed al turismo con il dirigente Nicola Campo e la responsabile della biblioteca Adriana Magro.
E', purtroppo, il terzo assessore cui nell'arco di pochi mesi, abbiamo esposto le nostre proposte per la celebrazione del 250° anniversario della fondazione di Pachino.
I noti fatti politici locali hanno portato a questa situazione particolare per cui adesso speriamo che questo nuovo assessre resti in carica il tempo necessario per potere fare una degna programmazione.
Abbiamo riproposto, per la prima decade di luglio, lo svolgimento della serata dedicata al poeta pachinese Salvatore Di Pietro e l'inserimento della 3° edizione del premio internazionale di giornalismo Vitaliano Brancati nell'ambito delle giornate di studio che, nel mese di novembre, saranno organizzate dall'università di Noto e di Losanna sul Brancati sceneggiatore.
Le iniziative, dai costi limitati e dal grande impatto mediatico e di spessore culturale, sono state viste con favore dai nostri interlocutori.
Ci siamo dati nuovamente appuntamento per definire i particolari ed i tempi dell'organizzazione anche perchè, per il premio Brancati, saranno presenti importanti rappresentanti del giornalismo nazionale per cui occorrono tempi certi per l'organizzazione.

martedì 26 gennaio 2010

SALVATORE DI PIETRO: LA VITA E LE OPERE DI UN POETA PACHINESE


SALVATORE DI PIETRO (Pachino 18 agosto 1906 – Viterbo 13 febbraio 1990) è una delle voci poetiche più alte della poesia dialettale siciliana del secondo novecento. È autore di 12 raccolte poetiche, di 6 commedie e di numerose canzoni; quasi tutte le opere sono scritte in dialetto siciliano e si incentrano su aspetti della vita contadina o sui temi della natura e dell’idillio, non trascurando le problematiche sociali come l’industrializzazione, le inquietudini esistenziali, i conflitti generazionali e lavorativi. Poeta attento alla storia e sensibile alla religiosità più profonda dell’uomo, Salvatore Di Pietro ha rappresentato anche un punto di riferimento sicuro per intere generazioni di poeti siciliani, che a lui si sono ispirati dal punto di vista dello stile e della poetica.

Le sue esperienze artistiche cominciano con il teatro, proprio sui palcoscenici mobili che si avvicendano, negli anni venti, nella grande piazza di Pachino, assieme a numerose e qualificate compagnie, fra le quali va ricordata quella di Giovanni Grasso in cui il nostro fece qualche recita come attor giovane. È il primo grande impatto con la cultura teatrale dialettale e certamente si deve a questa esperienza la sua inclinazione a scrivere testi teatrali.

Nel 1926, per motivi di lavoro, lascia Pachino e si trasferisce a Catania, dove rimane fino al 1962. A Catania il giovane Di Pietro si forma culturalmente e poeticamente; le sue prime composizioni appaiono sul "Giornale dell'Isola", tenute a battesimo dal suo amico e compaesano Vitaliano Brancati.

Diventa collaboratore di giornali e della Rai dove cura i due programmi siciliani "Sicilia canta", e "Mungibeddu è ccà"; scrive numerose canzoni con i maestri Emanuele Calì e Giuseppe Terranova, canzoni che vincono tanti festival e diventano molto popolari ("Varcuzza mia" e "Maruzzedda" fra le più note): diventa animatore culturale e, inserito nella commissione del Circolo Artistico di Catania, propone recitals, conferenze, incontri letterari. Fu lui a invitare Quasimodo a tenere un recital nei locali del circolo proprio qualche mese prima che gli venisse conferito il premio Nobel, con straordinaria intuizione delle qualità poetiche del siracusano quando ancora in Sicilia non era molto apprezzata l'opera quasimodea.

Nel '36 esce a Catania il suo primo volume "Acqua di l'Anapu" che raccoglie le composizioni giovanili con particolare riferimento alla terra siracusana.

Dodici anni dopo, nel 1948, col patrocinio della Società Scrittori e Artisti di Palermo e le edizioni Zisa, vede la luce "Alveare" che conquista la medaglia d'oro al "Premio Sicilia".

L'eco di questo successo gli procura l'attenzione della critica siciliana e Federico De Maria, Guglielmo Lo Curzio, Antonio Corsaro, Rosario Marchese lo salutano come una delle voci più pure della poesia siciliana. Ancora a Catania, nel 1958, viene dato alle stampe "Muddichi di suli" in cui la favolistica morale del Di Pietro raggiunge i suoi più alti esiti. I critici Ermanno Scuderi (che già si era interessato al Verga in un memorabile libro che pose all'attenzione mondiale l'autore de "I Malavoglia") e Vincenzo Di Maria, uno dei maggiori conoscitori della poesia siciliana, si interessano alla poesia del Di Pietro e ne parlano diffusamente in vari scritti.

Con le edizioni Nuovo Cracas in Roma esce nel 1963 "Tuta di villutu" (traduzione in italiano di Ermanno Scuderi). Lo scrittore e poeta Giuseppe Villaroel, presentando questa raccolta, così scrive: "La poesia dialettale siciliana, per merito di un poeta che ha osato svecchiare l'antica materia già trita e ritrita anche se con notevole arte dei Cantori del primo Novecento, entra in una fase della sua vitalità e si lega alla cultura e alla sensibilità moderna con moduli davvero nuovi e inattesi, senza tradire né la vitalità stessa della fantasia ispiratrice, né la musicalità e il ritmo necessari all'espressione e alla condizione umana e sensitiva del popolo".

Durante questo lungo periodo catanese vengono scritte tre opere di teatro: "Il berretto goliardico", "La colata al pantano” e “Il sole della sera" (inedite).

Intanto, morta la prima moglie nel '61, si trasferisce nel '62 a Viterbo, dove si risposa nel 1964. A Viterbo si inserisce presto nella cerchia della cultura laziale; gli viene affidata la presidenza della Tuscia Dialettale e la vice-presidenza dell'Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali. A questa sua nuova città dedica l'unico volume di liriche in lingua, "Viterbo in onda verde" Ed. Unione 1970, presentato da S. Vismara con una lettera di Bonaventura Tecchi.

Il periodo viterbese è il più prolifico: nel 1974 esce a Catania per l'editrice Giannotta "Diu s'è fattu di ferru" e nel 1975, sempre a Catania (con la quale non ha mai interrotto i contatti) esce per la Edigraf "La tratta di li brunni", "sette poesie per un grido di giustizia" come ebbe a definirle lo stesso autore, "un grido solo, per far capire a certa massa sprovveduta la causa che genera certi fenomeni, l'origine storica d'una piaga sociale millenaria" .

Nel 1977, P.L. Rebellato pubblica a Padova "È nuovamente giorno": seguono nel 1984 "Pueta e tempu", Ed. Greco Catania con prefazione di Ermanno Scuderi, e "Immagini" nel 1986, Ed. Mario dell'Arco in Roma con presentazione di Giovanni Tesio.

Nel 1988, per i tipi della Editrice Pungitopo di Marina di Patti (ME), viene pubblicato "Supra righi di zebra" mentre l'ultima sua opera, scritta pochi mesi prima di morire, "Vangelu zingaru", vede la luce in occasione del decennale della sua morte, con il patrocinio del comune di Pachino.

Questa intensa attività poetica e l'alto valore della sua poesia lo lanciano nel panorama nazionale dei dialettali d'Italia. Gli giungono riconoscimenti da ogni parte, vince numerosi concorsi nazionali fra cui vogliamo ricordare il "Trofeo Recoaro Terme" nel 1964 e il "San Domenichino" a Marina di Massa nel I968.

Scrive altre tre opere per il teatro in dialetto: "La serra granni", "Insegne luminose", "Sciascialà", anche queste inedite.

Le sue poesie figurano in numerose antologie, la più importante delle quali è "Le parole di legno", curata da Giovanni Tesio e Mario Chiesa per la collana degli Oscar Mondadori. Muore a Viterbo il 13 febbraio 1990.

ps. IL POETA SALVATORE DI PIETRO VERRA' RICORDATOA SIRACUSAVENERDI' 29 GENNAIO NELL'INCONTRO CONVIVIALE DELL'ASSOCIAZIONE PACHINESI NEL MONDO )

venerdì 20 novembre 2009

ALLA GALLERIA ROMA INTERESSANTE INCONTRO DEDICATO AL POETA PACHINESE SALVATORE DI PIETRO


Presso la Galleria Roma di Siracusa si è svolto un interessante incontro dedicato al poeta pachinese Salvatore di Pietro difronte ad una platea numerosa e competente. Ad illustrare la vita e le opere del poeta nonchè a leggere alcune significative poesie del suo percorso poetico è stato il nipote Corrado di Pietro anch'egli poeta, scrittore ed esperto di tradizioni e cultura popolare.
E' stata una scoperta significativa di un personaggio importante del novecento per la ricchezza delle sue opere, la profondità dei suoi versi, l'impegno culturale e sociale che ha trasmesso nella poesia e nel vivere il suo tempo.
E' stata purtroppo anche la constatazione della poca riconoscenza che abbiamo spesso nei confronti dei filgi della nostra terra che con molta superficialità dimentichiamo e non apprezziamo il loro ingegno.
In particolare si è fatta una riflessione relativa alla indifferenza, che sfiora la dimenticanza, da parte dei cittadini e delle istituzioni del suo paese d'origine e cioè Pachino.
Nessuna iniziativa che ne riscopra e valorizzi un figlio che ha dato lustro al suo paese e che può rappresentare, assieme all'altro figlio dimenticato, Vitaliano Brancati, il fulcro per impostare una politica culturale per le nuove generazioni con influssi positivi anche per il turismo locale.
Come associazione dei Pachinesi nel mondo abbiamo deciso di farci carico di sensibilizzare l'Amministrazione comuanle di Pachino affinchè possa provvedere alla ristampa dei suoi libri di poesia e ad individuare iniziative utili per la valorizzazione culturale che merita.

martedì 6 ottobre 2009

PALMENTO RUDINI' DI MARZAMEMI: ASSICURARNE LA SICUREZZA E DAR VITA AL MUSEO


Purtroppo i vandali continuano a farsi vivi nella struttura del vecchio Palmento Rudinì che si trova sulla collina prospiciente il porto di Marzamemi.
Si tratta di un vero gioiello di archeologia industriale che si sposa con la tradizione contadina di Pachino e con la sua storia sociale ed economica.
Fu per questa importanza che scelsi personalmente, da assessore allo sviluppo economico dell'amministrazione Adamo, questo progetto nell'ambito del POR Ecomuseo del Mediterraneo che, ancora oggi, rappresenta un'esempio di sana e fattiva azione nell'interesse della collettività.
Adesso però il problema riguarda la sua sicurezza perchè è di vitale importanza avere la certezza che nessuno può operare atti delinquenziali a scapito del patrimonio storico che sicuramente la strutturata sarà destinata ad ospitare.
E' un passo importante ottenere i finanziamenti regionali per completare la recinzione esterna e migliorare la fruibilità, ma bisogna anche intervenire con opportuni sistemi di sorveglianza e con una chiara decisione in merito alla sua reale utilizzazione.
Personalmente sono convinto che debba diventare un contenitore culturale capace di ospitare un'attività museale legata alle tradizioni culturali del territorio.
Personalmente, assieme ad alcuni amici, stiamo lavorando alla definizione degli aspetti giuridici ed economici che possano vedere la nascita di una casa museale della musica e degli strumenti musicali anche discografici.
Vi è già la disponibilità della materia espositiva molto importante ed unica nel suo genere che potrebbe dare, all'iniziativa pachinese, quella caratteristica ed unicità capace di attirare presenze ed interessi molto ampie creando anche possibilità lavorative per i giovani locali.
Non appena l'amministrazione comunale avrà iniziato i lavori di messa in sicurezza illustreremo il nostro progetto e siamo convinti che esistono concrete possibilità per una sua rapida realizzazione.

giovedì 24 settembre 2009

A PALAZZOLO IL " MUSEO DEI VIAGGIATORI IN SICILIA"


Quella che vedete è l'immagine interna del nuovo Museo dei viaggiatori di Sicilia che, per caso, ho avuto il piacere di visitare ieri sera a Palazzolo.
A mio avviso si tratta di un'iniziativa molto importante anche se poco conosciuta. Il Sindaco mi ha informato che presto saranno utilizzati nuovi locali ed ampliata la capacità espositiva del museo nonchè la diffusione ai cittadini ed agli studiosi.
Sono, in gran parte, incisioni pubblicate dai Viaggiatori nelle loro opere ed offrono la possibilità di percorrere visivamente la vastità del fenomeno culturale del Viaggio in Sicilia.
L'esposizione si trova presso il Palazzo Vaccaro a circa cento metri prima della piazza principale.
Oltre alla possibilità di visionare un video storico-narrativo si possono ammirare le mappe della Sicilia che testimoniano l'evoluzione degli studi topografici.Vi è poi una preziosa raccolta di libri antichi fra cui la rarissima prima edizione del " De Rebus Siculis " del Fancello.
Annessa all'esposizione vi è la Biblioteca che, attraverso testi e consultazioni informatiche,documenta la storia del " Viaggio".
Un'iniziativa lodevole ed un museo tuto da vedere.

sabato 10 gennaio 2009

VITALIANO BRANCATI ? IGNORATO A SIRACUSA

( Questo articolo è stato pubblicato a pag. 6 del settimanale " I Fatti "da oggi in edicola )

Prima della campagna elettorale e subito dopo vi è stato, a Siracusa, un fiorire di cerimonie e di riprese televisive negli angoli più disparati della città.
All’improvviso è sembrato che una forte euforia tesa ad assegnare un padre a tante strade, piazze, vicoli, sgabuzzini e sottotetti avesse preso molti nostri amministratori.
La toponomastica a Siracusa era all’improvviso diventato il problema più importante cui bisognava dare una risposta concreta con tanto di telecamere al seguito.
Indubbiamente non nascondiamo l’importanza che ogni strada, piazza o vicolo abbia una sua denominazione così come constatiamo che purtroppo molte strade, anche di vecchia denominazione, non hanno i relativi riquadri e spesso bisogna dare spazio ai ricordi per individuare una certa via.
Sopratutto una città che si vanta di essere turistica e culturale dovrebbe mettere i cittadini ed i turisti nelle condizioni, non solo di individuare le strade o le piazze lungo le quali concretizzano i loro percorsi, ma anche conoscere i personaggi o le datazioni che esse ricordano con la loro intitolazione.
Difatti, come spesso viene ricordato da quelli culturalmente più forbiti di noi, la toponomastica è uno dei modi interessanti e non banali di entrare in contatto con la storia della città.
E sappiamo tutti, ma più di noi i turisti o viaggiatori come giustamente li chiama l’on.Granata, quanta storia si porta dietro la città di Siracusa ed il suo territorio.
Ma sappiamo anche quanti uomini illustri hanno calcato i ciottoli o l’asfalto delle strade siracusane.
Chi è classe dirigente della città patrimonio dell’umanità dovrebbe saperlo meglio di tutti gli altri così come gli illustri personaggi che danno il loro utile contributo facendo parte della commissione per la toponomastica comunale.
Fatte tutte queste premesse riesce ancora più difficile capire perchè non sia stata intitolata una strada od una piazza ad un illustre figlio della nostra storia letteraria che risponde al nome di Vitaliano Brancati e che, secondo il nostro modestissimo parere, avrebbe meritato la precedenza rispetto a tanti altri nomi che hanno avuto l’onore di una targa o delle proposte, anche recenti, di personaggi più distanti dalla nostra storia che vengono alla ribalta grazie alla fantasia di qualche politico o consigliere comunale.
Non si può neanche pensare ad una dimenticanza che sarebbe già gravissima perchè parliamo di un personaggio unanimemente riconosciuto fra i più illustri della letteratura europea del Novecento in quantogià un anno fa abbiamo provveduto a ricordarlo ufficialmente all’amministrazione comunale.
Sia a nome dell’associazione dei pachinesi che dell’associazione culturale Vitaliano Brancati organizzatrice dell’omonimo premio internazionale di giornalismo che, anche se nell’indifferenza degli enti locali siracusani, ha riscosso un grande successo nella cultura e nel giornalismo nazionale per la qualità dei premiati e per la serietà dell’organizzazione.
Allo stesso modo non pensiamo che questa dimenticanza possa essere il frutto di una non conoscenza dell’opera e dell’importanza di Vitaliano Brancati.
Per questo torneremo nuovamente all’attacco per ricordare ancora una volta all’amministrazione comunale ed alla commissione per la toponomastica cittadina ed a qualche consigliere distratto che questa grossa lacuna deve essere urgentemente colmata perchè il comune di Siracusa non può continuare ad ignorare uno scrittore dell’importanza di Vitaliano Brancati.




sabato 3 gennaio 2009

LA TOPONOMASTICA SIRACUSANA IGNORA ANCORA VITALIANO BRANCATI



Circa un anno fa, anche a nome dell' "Associazione Pachinesi nel mondo" e dell' " Associazione culturale Vitaliano Brancati " ho proposto all'amministrazione comunale di Siracusa di colmare una imbarazzante dimenticanza intitolando una via od una piazza allo scrittore Vitaliano Brancati che rappresenta una delle figure più insigni del Novecento.
Nonostante le assicurazioni di rito non se ne è fatto niente.
Ciò anche in presenza di una raffica di cerimonie pre elettorali di intitolazioni di piazze, strade, rotonde, scabuzzini e sottotetti alle persone ed alle sigle più disparate.
Non vogliamo entrare nel merito delle scelte fatte in quanto riteniamo che abbiano avuto tutte una motivazione valida.
Quello che non capiamo è il continuare ad ignorare un illustre personaggio unanimemente riconosciuto come un grande della nostra letteratura.
Rotorneremo alla carica nella speranza di trovare la giusta rispondenza ad una richiesta obiettiva e qualificante per la città forse più di tante proposte che, anche in questi giorni, vengono portate avanti da qualche consigliere comunale.

martedì 30 dicembre 2008

" INFLUENZATO" DALLA LETTURA


Mentre sto per completare la lettura del libro di Valerio Massimo Manfredi: IDI Di MARZO, ho fatto mente locale su quelli che ho letto in queste settimane in cui sono stato costretto a rimanere in casa per il prolungarsi di un fastidioso raffreddore.
Ho superato la media massima dei lettori che vede solo il 10% degli italiani leggere, in un anno, più di quattro libri.
Difatti, oltre a quello che sto terminando, ne ho letto altri sette.
Precisamente: Ho riletto il libro di poesie di Corrado Di Pietro : ABBA' PADRE ; FRAMMENTI DI VITA: un pachinese per il mondo di Sebastiano Di Lorenzo; DAL VENETO ALLA SICILIA: Il sogno infranto, il metanodotto Algeria Sicilia di Graziano Verzotto; VINCITORI E VINTI e VIAGGIO IN UN'ITALIA DIVERSA di Bruno Vespa; L'ETA' DEL DUBBIO di Andrea Camilleri; ANDREOTTI, la vita di un uomo politico, la storia di un'epoca di Massimo Franco.
A volte riposarsi rimanendo a casa può anche essere utile.

giovedì 4 dicembre 2008

CORRADO DIPIETRO E LA "PROFONDITA'" DI UNGARETTI


Questa sera, presso la Galleria Roma di via Maestranza, si è svolta una dotta lezione del poeta Corrado DiPietro su Ungaretti.
In particolare, in modo approfondito, colto e intenso, Corrado Dipietro ha sviscerato la musicalità poetica, le evoluzioni della storia, la profondità culturale e la forza della fede che trasudano dalla poesia " Mio fiume anche tu".
Il pubblico intervenuto ha ascoltato il relatore in religioso silenzio ed ha manifestato tutto il suo apprezzamento con un lungo applauso finale.