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domenica 19 febbraio 2012

VISENTIN SEMPRE PIU’ SFILACCIATO


Non si prospettano giorni tranquilli per l’amministrazione comunale di Siracusa e per il sindaco Visentin che, ogni giorno di più, sembra sempre più isolato dalla sua stessa maggioranza.

Troppi sono i distinguo sia di natura politica che amministrativa e troppo poco le convergenze da parte di tutti i soggetti che dovrebbero contribuire a dare soluzioni idonee in questo momento di crisi.

Vi sono i distinguo che si manifestano da parecchio tempo da parte del gruppo di Grande Sud di Titti Bufardeci che non manca di argomentarlo anche su importanti problemi cittadini che fanno, di questo alleato, un importante separato in casa.

Adesso anche Pippo Gianni manda segnali di insofferenza rispetto a Visentin ed alla sua maggioranza.

L’ultimo motivo del contendere pare sia l’esito della votazione relativa alla nomina dei revisori dei conti che ha visto il proprio candidato, che doveva essere il nuovo presidente, non ottenere i voti necessari per essere eletto.

L’onta di questa mancata elezione è resa maggiormente indigesta dalle voci circolate con insistenza che davano la colpa ad un’intesa fra pezzi della maggioranza comunale ed il gruppo del Fli di Fabio Granata.

I riscontri li avremo nei prossimi giorni, ma il quadro che si prospetta non fa ben sperare per le sorti di questa amministrazione comunale .

Anche il recente congresso del Pdl che, per la prima volta nella sua storia provinciale, si è svolto attraverso una votazione partecipata degli iscritti, non fa intravedere sereni orizzonti.

La corazzata dei berlusconiani della prima ora rappresentata da Angelo Bellucci pare che abbia trovato la sua isola del Giglio dal momento che sembra si sia arenata ed abbia ottenuto la vittoria di stretta misura sull’altro gruppo rappresentato da Enzo Vinciullo.

Gli effetti di questo congresso si faranno presto sentire sia nella formazione delle liste alle prossime elezioni amministrative nei vari comuni sia soprattutto in fase di preparazione della lista per le elezioni regionali . E non saranno tutti baci ed abbracci.

Questa nuova fase di posizionamento e di gestione dei nuovi equilibri politici interni avrà i suoi riflessi al comune di Siracusa e sul sindaco Visentin.

Difatti nessuno permetterà che, nel comune capoluogo, vi sia l’egemonia dell’uno rispetto all’altro che sarà concorrente nelle battaglie più dure e cioè la composizione delle liste regionali e nazionali che vedranno la resa dei conti fra Bellucci, Vinciullo, Gianni e Bufardeci quali azionisti dell’attuale maggioranza comunale.

Se a questa situazione aggiungiamo le zone d’ombra che caratterizzano anche la formazione sempre più ritardata e sempre più sfilacciata del terzo polo provinciale, se ne deduce che le situazioni politiche provinciali non permetteranno quella stabilità amministrativa che sarebbe necessario avere in un momento di grave crisi economica ed occupazionale.

( Pubblicato sul settimanale Timeaut in edicola )



martedì 19 luglio 2011

LE GRIDA DELLA SPAZZATURA


La mattina presto, quando ancora ti devi godere le ultime ore di sonno, sei costretto a svegliati di soprassalto perché passano i camion del servizio raccolta della spazzatura.

E’ tutto un frastuono perché i camion fanno un rumore di ferrovecchio a causa della loro vetustà degni di essere ammassati in una piazzuola di rottamazione.

I cassonetti scricchiolano e rumoreggiano ad ogni loro sollevamento per essere scaricati da sembrare una stonata banda di paese.

Gli addetti alla raccolta gridano come dannati raccontandosi tutto ciò che è loro successo la sera precedente.

Naturalmente con grande goduria da parte dei cittadini utenti che vorrebbero ancora dormire soprattutto dopo una notte insonne per il grande caldo.

Ma a Siracusa grida tutto nel servizio della spazzatura.

Gridano i pochi siracusani che vorrebbero fare la raccolta differenziata e non trovano un adeguato numero di cassonetti capace di impedire di fare a piedi interi quartieri per cercarli e difficilmente trovarli.

Quando li trovano sono pochi, maleodoranti, scassati e pieni fino all’inverosimile per giorni e giorni con dentro tutto ciò che è possibile mettere tranne, a volte, la differenziata.

Gridano quei cittadini che giurano di avere visto i cassonetti della differenziata scaricati nello stesso compattatore di quella normale e si convincono che non serve a niente differenziare.

Così come quegli operatori ecologici che, in orario che dovrebbe essere di lavoro, se ne stanno nei bar o sotto gli alberi delle villette a chiacchierare.

Allo stesso modo si notano furgoncini e mezzi di pulizia che sembrano abbandonati ai bordi delle strade in attesa di essere ripresi dai loro operai affidatari che si trovano ovunque tranne che a lavorare.

Gridano coloro che, passando accanto ai cassonetti soprattutto d’estate, devono tapparsi il naso per il fetore che emanano perché non vengono mai lavati e puliti.

Eppure sembra che il problema non sia molto grave visto che ad ogni scadenza di contratto, con grande normalità, gli uffici comunali e le amministrazioni di turno vengono presi alla sprovvista e sono costretti a dare continue proroghe alla ditta appaltatrice perché non ci sono i tempi per preparare una nuova gara d’appalto.

Ma come, hanno avuto anni per studiarsela e prepararla! Roba da gridare più forte di tutte le altre volte, ma si viene soffocati dal nodo in gola che ti assale quando leggi la bolletta che ti viene recapitata così esosa da sembrare un servizio a cinque stelle.

Ma l’amministrazione comunale conquista spazi sui giornali per le continue lotte di spartizione dei posti di assessore e per le lotte e divisioni all’interno della maggioranza che dovrebbe governare la città.

http://www.ifattidelladomenica.it/ (Questo mio articolo è pubblicato sui Fatti one line di questa settimana.)

venerdì 18 febbraio 2011

LE QUOTE ROSA A RISCHIO ESCORT ?

La campagna di stampa e le varie iniziative messe in cantiere da gruppi che intendono tutelare la figura femminile a seguito dei noti fatti del “dolce divertimento” che ha visto coinvolto il presidente del Consiglio, hanno evidenziato il ruolo delle donne che fanno politica ed il loro reclutamento.

Noi siamo stati sempre convinti che una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni non può che essere positiva ed utile.

Ciò non tanto perché bisogna dare un riconoscimento a quanti ritengono che bisogna fare ulteriori passi verso la piena emancipazione femminile, ma perché le donne sono portatrici di istanze, cultura, capacità e conoscenza dei problemi in modo autonomo in quanto soggetti che vivono intensamente le problematiche legate alle comunità in cui operano.

Capaci quindi di dare un contributo originale, serio ed autonomo allo sviluppo ed alla gestione delle istituzioni democratiche.

Ma proprio per questo motivo l’originalità del contributo femminile alla crescita della società non può relegarsi alla tribù indiana che necessita di particolari leggi di riserva per potersi esprimere come presuppone la vigente normativa sulle quote rosa.

Non è possibile che la donna venga considerata una persona politicamente e socialmente diversa che per potere espletare le funzioni pubbliche alla stessa stregua degli uomini debba essere considerata una specie da proteggere in quanto va aiutata come se avesse un deficit personale di capacità.

L’unico modo di valorizzare le intrinseche capacità femminili è quello di mettere le donne nelle condizioni paritarie degli uomini assicurando le stesse condizioni di partenza.

Ho personalmente conosciuto donne capaci di cimentarsi nella difficile vita istituzionale e politica meglio di molti uomini e senza particolari protezioni che ne sviliscono le capacità, le competenze e la loro cultura personale.

La riserva indiana per le donne corre il rischio, come dimostrato da fatti recenti, che si trasformi in un ulteriore avvilimento della donna stessa perché in balia di chi si è eretto a gestore di questa riserva che, nella fase politica, si identifica con chi si è auto assunto il compito di decidere chi deve farne parte e chi no.

Ciò avviene in tutti i partiti perché chi seleziona, non essendo l’imparzialità fatta persona, non sempre può essere portato a valorizzare le capacità personali, ma spesso altri aspetti che possono agevolare le carriere delle escort a discapito delle vere capacità personali della donna.

Alla donna che in teoria si vuole salvaguardare con le quote rosa che assicurano una presenza nelle liste e nelle istituzioni garantita per legge, si da una doppia mortificazione in quanto si mortifica l’atto della scelta perchè spesso si mettono in lista persone che hanno le sole qualità di escort e si umiliano quelle serie e preparate perché si mettono in dubbio le loro capacità.

Ciò soprattutto in un sistema elettorale bloccato dove esistono, in tutti i partiti, pochi grandi elettori che scelgono i rappresentanti del popolo senza consultare il popolo stesso non dando ad esso nemmeno la possibilità di esprimere almeno una preferenza verso il candidato che deve rappresentarlo nelle istituzioni.

Paradossalmente le quote rosa possono trasformarsi, come in grande parte è già successo, in scorciatoia per privilegiare persone culturalmente incapaci, ma molto abili.

Pippo Bufardeci

( Questo articolo è pubblicato sul numero in edicola del settimanale " TIMEOUT " )

mercoledì 26 gennaio 2011

NERVOSISMO POLITICO ED EQUILIBRI DIFFICILI

Dopo lo scompiglio politico nelle amministrazioni pubbliche con cambi di maggioranze e di componenti delle rispettive giunte ed il relativo assestamento, anche se solo formale che ha caratterizzato gli ultimi mesi dell’anno appena trascorso e l’approdo in Giunta anche di assessori senza alcuna esperienza e conoscenza della macchina amministrativa, adesso è la volta dei gruppi politici che movimenteranno i giorni a venire di questo nuovo duemila e undici.

E le novità non sono di secondaria importanza anche perché i movimenti non riguardano la sola composizione e scomposizione degli schieramenti partitici, ma investono i singoli componenti con entrate ed uscite degne di un’affollata stazione metropolitana.

Il contraccolpo maggiore per la perdita di esponenti che hanno un ruolo importante nelle istituzioni le ha subite l’MPA del Presidente Lombardo con l’abbandono del senatore Sebastiano Burgaretta e del sindaco di Melilli, nonché ex assessore regionale, Pippo Sorbello.

All’ultimo minuto vi è stata la frenata del deputato regionale Pippo Gennuso di cui informazioni di stampa ben accreditate e dichiarazioni dello stesso davano certo l’abbandono dell’MPA per transitare, presumibilmente, nell’UDC.

Questo non si è verificato, ma l’UDC provinciale si è costituito ugualmente anche se molti personaggi appartengono alla categoria dei girovaghi della politica.

Il senatore Burgaretta, subito espulso dagli autonomisti, ha votato la fiducia a Silvio Berlusconi e virato la rotta politica verso il PDL provinciale cercando naturalmente spazio politico e riconferme sia per se che per i suoi amici nei vari comuni.

Anche qui, come è naturale che sia, nei vari comuni vi saranno delle piccole scosse telluriche locali dovute alla compatibilità ed agli equilibri da trovare fra interessi ed aspettative di chi entra e di chi già si trova dentro un determinato schieramento.

E’ notorio che chi esce da uno schieramento politico, soprattutto in periodo di guerra aperta e di sconvolgimento degli equilibri, per transitare in un altro è , nella maggior parte dei casi, portatore di richieste da essere soddisfate.

I gruppi che hanno fatto per primi la scelta di mettersi per conto proprio scegliendo i cuffariani Pippo Gianni ed i miccicheniani Titti Bufardeci sono impegnati a cercare adepti nei vari comuni perché diventa importante formare subito un esercito capace di affrontare le probabili battaglie delle elezioni nazionali o regionali.

Fino a questo momento il compito più facile sembra l’abbia avuto Pippo Gianni perché partiva già dalla mentalità del politico che fa tutto da se, da una propria struttura e da un gruppo di fedelissimi disposti a seguirlo ovunque. Si sta molto organizzando sul territorio puntando soprattutto sui giovani anche se deve naturalmente ricordarsi che i giovani hanno bisogno di sapere di potere scendere in campo e giocare perché se giocano sempre i soliti titolari si finisce con il rendere inutili i vivai soprattutto se alcuni sono sempre utili per tutte le stagioni ed altri si danno all’hobby di collezionare incarichi.

Gli altri gruppi che si stanno rinforzando, sia in termini numerici che di strutture nei vari comuni, sono quelli del FLI di Fabio Granata e di Forza del Sud del duo Bufardeci - Centaro.

Questi due gruppi usciti dalla casa madre del PDL, anche se su posizioni opposte, possono avere una loro duratura consistenza elettorale se sapranno radicarsi sul territorio individuando le giuste persone che li possano rappresentare e non puntando solo sulla ricerca delle adesioni numeriche senza una giusta cernita che privilegi anche la qualità delle persone chiamate a rappresentare il nuovo soggetto politico.

Il rischio che corrono tutti i gruppi politici nuovi, non solo FLI e FDS, è quello di imbarcare gruppi e personaggi che hanno una visione della politica tipo mordi e fuggi per cui girano nei vari partiti per potere essere più o meno determinanti ed avere in cambio prebende e posti vari. E di personaggi di questo tipo è piena la politica siracusana

In questa logica di nervosismo politico e di distinguo, un posto a parte merita la posizione della ministra Stefania Prestigiacomo che è stata in procinto di lasciare la casa madre berlusconiana del PDL, ma che ha avuto un ripensamento all’ultimo momento anche se la sua posizione politica sembra di attesa e potrebbe rimettersi in discussione alla prima occasione.

E’ sicuramente una seria cartina di tornasole della fibrillazione che ha investito la politica locale e nazionale perché se certi atteggiamenti li assume anche un personaggio politico del calibro di Stefania Prestigiacomo vuol dire che il momento che viviamo è veramente confuso..

Infine, per fermarci nello schieramento politico del centro destra, vi è da attenzionare quello che succede nella casa madre del PDL ove i locali incominciano ad essere stretti per l’arrivo o la permanenza di generali che necessitano di posti di comando che solo un esercito in aumento potrà assicurare.

Poiché riteniamo che, per fatti obiettivi dovuti a molti gruppi che preleveranno nello stesso serbatoio, la capienza elettorale della PDL diminuirà numericamente nella nostra provincia. Non è difficile prevedere che ci potrà essere un distinguo interno se non una vera e propria conflittualità fra i numerosi aspiranti ai comodi posti istituzionali.

Ciò potrebbe verificarsi con maggiore veemenza soprattutto nella fase delle elezioni regionali dove, a causa delle preferenze, non si potranno sistemare a tavolino gli equilibri a fronte di molti aspiranti se non vi sarà una forte ripresa dell’azione e della riscoperta della politica vera quale unico antidoto alle conflittualità personali.

Naturalmente ci auguriamo che gli equilibri politici si possano raggiungere nel più breve tempo possibile perché altrimenti gli unici a pagare sarebbero le istituzioni locali e di conseguenza le comunità della provincia che non potrebbero sperare nelle promesse positive che di solito si fanno con l’arrivo del nuovo anno.

Pippo Bufardeci

( QUESTO ARTICOLO E' PUBBLICATO SUL SETTIMANALE " TIMEUT " IN EDICOLA A SIRACUSA )

domenica 11 aprile 2010

PRIMI PASSI PER RIDARE PROTAGONISMO ALLA POLITICA

Qualcosa si sta muovendo nella politica siracusana nella direzione di una ripresa dell’attività dei partiti a supporto dell’azione amministrativa ed anche nella prospettiva della formazione della classe dirigente.
In precedenti articoli abbiamo sottolineato la mancanza di una progettualità e di una strategia capace di dare unità di intendi all’azione di tanti solisti che si muovono nello scenario politico ed istituzionale provinciale senza coordinamento e quindi con scarsa capacità di incidenza sul territorio.
In particolare avevamo auspicato una presenza più incisiva da parte dello schieramento di centro destra per le maggiori responsabilità che riveste nelle istituzioni provinciali e nei governi regionale e nazionale che lo indicano quale punto di riferimento primario per la soluzione dei problemi dello sviluppo e del lavoro della nostra provincia.
Avevamo altresì evidenziato come, negli ultimi due anni, fatti obiettivi e confusione di strategia politica fra le sue varie anime, ne avevano diminuito l’incidenza sfiorando quasi l’assenza nello scenario politico provinciale.
Ciò ha permesso un affievolirsi dell’azione propositiva rispetto ai gravi problemi che necessitano soluzioni non più dilazionabili e, nel vuoto determinatosi, la ribalta di personaggi politici, sia pure secondari, ma di limitato spessore e del tutto inadeguati ai ruoli cui sono stati chiamati.
E’ successo nell’ambito della Giunta comunale di Siracusa, in quella provinciale ed in molte realtà della provincia compreso il così detto sottogoverno che non può essere luogo di conquista di prebende o di soddisfacimento di interessi personali, ma di attuazione delle strategie di sviluppo che il gruppo politico di maggioranza intende portare avanti nell’interesse del territorio provinciale.
Ecco perché abbiamo salutato con soddisfazione la ridiscesa in campo del coordinatore della PDL, Angelo Bellucci che, negli ultimi incontri con i gruppi consiliari di comune e provincia, ha ripreso in mano la conduzione politica di questi due enti importantissimi nella strategia di concretizzazione dell’azione politica della maggioranza.
Soprattutto ciò ha una valenza maggiore alla provincia regionale dove, stante alle dichiarazioni di molte forze politiche, degli addetti ai lavori e dalle sensazioni che ne ricavano i cittadini, l’azione amministrativa risulta molto raffazzonata e quasi nulla la dialettica fra presidente e gruppi politici consiliari per non dire spesso in netta contrapposizione.
Riteniamo quindi che Bellucci stia facendo i primi passi per ridare protagonismo alla politica, ma soprattutto ai gruppi consiliari che, a differenza della composizione delle giunte,hanno in sé più elementi qualificati a svolgere il ruolo per il quale sono stati eletti dai cittadini.
Certamente esistono problemi ancora legati alla individuazione ed alla conoscenza della strategia effettiva del partito del sud così come alla collocazione del gruppo ex AN transitato nel PDL che non permettono di marciare spediti anche se bisogna prendere atto positivamente delle dichiarazioni dell’assessore regionale Titti Bufardeci in merito alla disponibilità a costituire gruppi consiliari unitari nella logica della coesione politica e strategica che ha sempre caratterizzato il gruppo dirigente ex Forza Italia nella nostra provincia.
Questi segnali positivi, assieme al ritrovato protagonismo delle realtà giovanili del centro destra, fanno sperare che una nuova fase di azione politica sia possibile aprire in questa provincia per permettere un confronto vero sui problemi reali archiviando la fase, non certo esaltante, che abbiamo vissuto nei lunghi e grigi mesi della trattativa sul sottogoverno.

(Questo articolo da me scritto è pubblicato sul settimanale I FATTI di questa settimana con il titolo redazionale : PER FORTUNA CHE BELLUCCI C'E' )

sabato 13 marzo 2010

IL SOTTOGOVERNO? AI SOLITI IGNOTI

Alcune poltrone del sottogoverno provinciale hanno il segnaposto appiccicato per chi dovrà occuparle perchè sembra che, sia il comune di Siracusa che la provincia regionale, stiano incominciando a scegliere i nomi ad esse preposti.
Naturalmente si ha l’impressione che anche le nomine seguano un percorso già delineato con la trattativa lunga ed infinita che ha caratterizzato tutto lo scorso anno ed anche alcuni mesi di quello in corso.
Un lungo e snervante lavoro di trincea spesso più simile alle talpe che a responsabili politici ed i cittadini hanno saputo alcuni particolari di questi lavori di spartizione solo nei momenti di litigio fra i partecipanti.
Difatti la stampa è stata usata quale veicolo di informazione non tanto verso i cittadini, ma per mandarsi messaggi cifrati fra le parti o per dichiarare l’insoddisfazione verso un’ipotesi di accordo che avrebbe visto le bisacce dei dissenzienti forse meno piene rispetto ai desideri ed alle esigenze del proprio gruppo o delle proprie aspirazioni personali.
Allo stesso modo alcuni dei nomi che sono stati indicati per ricoprire determinati posti di sottogoverno non hanno una specificità personale di valenza politica o di professionalità accertata per il ruolo che devono svolgere, ma un’anonima presenza ed appartenenza al gruppo politico od all’enturage di qualche commensale al tavolo della spartizione del sottogoverno.
E a quel tavolo oltre a rappresentanti di forze politiche presenti nel territorio vi sono stati personaggi rappresentativi solo di se stessi o di interessi i cui connotati politici risultano troppo labili.
Eppure per molti mesi tutto si è bloccato negli enti pubblici e nei comuni di questa provincia per aspettare che terminasse il rito della spartizione alla quale si è tentato più volte di assoggettare anche la composizione delle giunte comunali e la sopravvivenza delle maggioranze politiche locali.
Dimenticando che gli organismi elettivi devono rispondere agli elettori e non a qualche emiro di turno che si arroga il diritto di minacciare la fine anticipata di un ‘esperienza amministrativa comunale solo perchè non viene soddisfatta qualche propria esigenza di occupazione di una fetta di potere locale.
Naturalmente in tutto questo contesto di accaparramento di posti per se e per i propri amici è mancato il sia pur minimo accenno di progettualità di cui ha urgente bisogno questa nostra provincia.
Non è possibile che le forze politiche impegnino quasi tutto il loro tempo a rincorrere la soddisfazione delle esigenze di potere e dimenticano che esiste un grave problema occupazionale, che l’agricoltura va a rotoli, che il turismo langue, i trasporti pubblici sono da terzo mondo e l’inquinamento la fa da padrone anche fuori dalla zona industriale.
Allo stesso modo, nel momento in cui si nominano presidenti e componenti di consigli di amministrazione preposti alla spazzatura, all’acqua, alla politica edilizia od allo sviluppo, non si è indicata una strategia da seguire per portare a soluzione i problemi drammatici di cui sono portatori questi enti e si è solo pensato allo stipendio od al gettone di presenza.
Non esiste, nella nostra provincia, una strategia ed una progettualità sulla quale si posizionano le forze politiche per rispondere alle istanze dei cittadini e del territorio ed in nome della quale vengono fatte anche le scelte delle persone chiamate a gestire gli enti pubblici che si differenziano enormemente dagli interessi privati.
Ecco perchè riteniamo che la mediocrità regna sovrana nella nostra provincia ove si preferisce la gestione della quotidianità rispetto a quel colpo di schiena necessario per passare dalla politica dell’occupazione del potere a quella della sua gestione strategica.

Pippo Bufardeci

( Articolo pubblicato sul numero in edicola del settimanale " I FATTI " di Siracusa.)

lunedì 8 marzo 2010

MENO TASSE AI CITTADINI E MAGGIORE ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE COMUNALI

Non vi è dubbio che il problema economico della quadratura dei bilanci è la preoccupazione massima di ogni amministrazione comunale che non riesce spesso nemmeno a pagare gli stipendi ai propri dipendenti.
Lo dimostrano fatti recenti come lo sciopero indetto dai dipendenti del comune di Pachino così come le difficoltà di altri comuni a far fronte alle più elementari spese per il funzionamento della macchina comunale.
La risposta che si da a questa situazione è quasi sempre la stessa perchè, sia gli amministratori comunali che i sindaci e la dirigenza, si basano sulle situazioni esistenti e difficilmente riescono ad elaborare risposte più moderne e consone alla soluzione del problema che superi la fase del tamponamento immediato per proiettarsi verso interventi strutturali e di lunga durata.
La strada più facile che molti sindaci intraprendono è quella del sollecito di interventi finanziari straordinari da parte della Regione o dello Stato o di sollecito di somme residue di eventuale credito.
Allo stesso modo si cerca, sia nella parte della tesoreria bancaria che nel gestore delle riscossioni, di farsi anticipare delle somme sugli eventuali futuri versamenti delle imposte pagate dai cittadini.
Naturalmente con interessi da pagare e mettendo i comuni in una condizione di sudditanza sia nei confronti degli istituti bancari che dei soggetti preposti alla riscossione.
Ciò anche se gli uni e gli altri non fanno altro che anticipare eventualmente somme che sono state pagate dai cittadini e di cui spesso ne sono in possesso perchè non ancora versati, per termini contrattuali, ai comuni stessi I comuni che chiedono le anticipazioni si trovano spesso nella condizione di dover pagare interessi sui propri soldi versati attraverso la tassazione o la compartecipazione della spesa dei servizi, dai propri cittadini.
Si capisce che questa non è una visione strategica di gestione delle finanze comunali, ma si affida a soluzioni che risolvono momentaneamente il problema della mancanza di liquidità delle casse comunali, ma ne aggravano ulteriormente la loro incidenza nel tempo.
Spesso si ricorre ad una maggiore tassazione dei cittadini utilizzando ruoli redatti con sistemi insufficienti a ricercare tutti i soggetti destinati al pagamento delle tasse comunali per cui non si fa altro che tassare ulteriormente coloro che già pagano le tasse perchè inseriti già nei ruoli.
Alcuni comuni però stanno, con grande difficoltà, iniziando un discorso di riordino strutturale delle loro finanze e del sistema di tassazione dei cittadini basandosi sul concetto più volte decantato, ma mai attuato dell'allargamento della base imponibile che non solo evita l'aumento della tassazione a chi già paga, ma permette anche di creare le condizioni per una diminuzione del totale della tassazione ai singoli cittadini.
Un esempio di questi comuni che stanno mettendo in atto l'inversione di tendenza è rappresentato dal comune di Ispica che ha approvato una delibera di Giunta con la quale ha messo in atto gli strumenti di gara necessari per la costituzione di una banca dati comunale che sia in condizione di monitorare tutto il patrimonio immobiliare che insiste nel territorio comunale così come la rispondenza dello stesso con i dati catastali, urbanistici, aerofotogrammetrici e delle indicazioni del piano regolatore comunale, dei servizi idrici, elettrici, del gas e di ogni ulteriore dato necessario al raggiungimento di un alto target di qualità e di utilizzo della banca dati.
Già il comune di Noto, disponendo da alcuni anni, di una banca dati impostata su questi criteri, non solo ha una gestione ottimale del proprio territorio e dei tributi ICI e Tarsu, ma il recupero dell’evasione come conseguenza dell’organizzazione ed utilizzo del dato immobiliare, gli hanno permesso non solo di non aumentare il peso della tassazione comunale, ma addirittura di diminuire il livello impositivo sui propri cittadini.
Allora è quindi necessario che ogni comune faccia una capatina oltre il proprio naso ed oltre i propri interessi personali o politici ed affronti il problema della riorganizzazione strutturale del proprio territorio per rispondere alla logica degli interessi della collettività che si identifica con una maggiore e seria gestione delle risorse ed una equa distribuzione del carico fiscale fra tutti i cittadini senza premiare i più furbi e tartassare sempre i più onesti.
Eppure, inspiegabilmente, ancora molti comuni preferiscono campare alla giornata o peggio, privilegiare gli interessi personali rispetto alle esigenze reali dei cittadini.

( Questo articolo è stato da me pubblicato sul n°5 del settimanale di Siracusa TIMEOUT DEL 5 MARZO 2010 )

sabato 19 dicembre 2009

" DIMEZZIAMO L'INDENNITA' "I costi della politica non sono determinanti nella situazione debitoria dei comuni, ne intaccano però l'aspetto morale

Ancora una volta la scure dei tagli effettuati nel nome del risparmio e della lotta agli sprechi si abbatte sulla istituzione comunale già di per sè fortemente provata dall'insufficiente capacità finanziaria che non permette risposte adeguate ai problemi dei cittadini.
Non perchè non esistono gli sprechi a livello di enti locali, anzi sono ancora molti dovuti sopratutto alla discrezionalità di spesa delle varie amministrazioni, ma perchè si punta maggiormente su aspetti ideologici e di facile impatto emotivo.
Mi riferisco all'ulteriore demagogia relativa ai tagli sul numero dei consiglieri comunali e degli assessori che vengono additati come la panacea giusta per i risparmi e per la lotta agli sprechi, ma non si mette in evidenza la vera ragione per cui esistono i consiglieri comunali che non è solo di natura economica, ma concretizzano un aspetto importante della democrazia.
Naturalmente alla vista di certi consiglieri che calcano gli scanni comunali ai nostri giorni o fanno politica non non saremmo portati ad avere grossi stimoli verso la democrazia, ma per fortuna ci dobbiamo incamminare lungo la strada della funzione che si va ad esercitare piuttosto che su coloro che temporaneamente sono chiamati ad impersonare quella funzione.
Quindi, nel nostro sistema democratico, la funzione degli eletti è importantissima ai fini di assicurare la rappresentanza istituzionale e le istanze sociali da parte di quella parte della società che li ha eletti affidando anche la gestione di quel potere che è lo strumento per una crescita sociale che si raccordi il più possibile con le istanze indicate dagli elettori.
E' per questo che la diminuizione di detta rappresentanza non fa altro che comprimere la rappresentazione istituzionale delle varie articolazioni del tessuto sociale che si espreme ai livelli primari di partecipazione qual è quello che si determina attraverso la elezione dei consiglieri comunali.
Se ne deduce che il tutto non può perciò ricondursi ad una semplice diminuizione del loro numero come se si trattasse di un consiglio di amministrazione di una società che ha univoco l'oggetto sociale e tende al raggiungimento di quel solo obiettivo condiviso ritenuto necessario e vitale per il perdurare e la crescita della società stessa.
In un sistema mono culturale e univoco nel raggiungimento degli obiettivi, il numero delle persone chiamate a raggiungerlo può variare solo in funzione dell'efficienza perchè la visione strategica è univoca.
In una società politica e di rappresentanza invece la diminuizione o l'aumento del numero di coloro che sono chiamati a contribuire al bene comune è anche indice di apertura democratica alle varie istanze o di visione totalitaria della società.
Sul piano pratico, con le tante incombenze che adesso sono nelle competenze degli enti locali, si corre il rischio di accentuare l'inefficienza dell'azione pubblica dal momento che poche persone dovrebbero occuparsi di competenze e deleghe molto complesse senza nemeno la possibilità fisica, oltre che culturale, di avere padronanza delle varie branche amministrative o di seguirne con sufficienza, anche di tempo,le incombenze.
La conseguenza di tutto ciò sarebbe un ulteriore burocratizzazione degli enti locali che verrebbero ulteriormente affidati ai dirigenti ed al personale dipendente anche nelle scelte strategiche senza alcun controllo di natura democratica e politica.
Allora, poichè esiste un problema di costi della pubblica amministrazione, si dovrebbe prioritariamente puntare alla drastica riduzione degli stessi attraverso il dimezzamento o l'annullamento dei compensi ai vari rappresentanti nella pubblica amministrazione perchè sono i " costi della politica" che, pur non contribuendo in modo determinante alla situazione debitoria dei comuni,ne intaccano però l'aspetto morale.
Ciò assieme ad una rivisitazione dei costi, diventati insostenibilmente esosi, della dirigenza ai vari livelli che incide nei bilanci degli enti e non assicura una adeguata rispondenza qualitativa alla gestione dell'ente stesso ed alle risposte ai cittadini in termini di servizi.
Una diminuzione del numero dei dirigenti ed alla pletora di vice e sostituti porterebbe, non solo ad una minore spesa, ma anche ad una maggiore efficienza per il venire meno della conflittualità che si determina all'interno dei dipendenti comunali per essere scelti dal potere politico-istituzionale per lo svolgimento di dette funzioni e per i relativi appannaggi e fra gli stessi e l'istituzione nello svolgimento del compito assegnatogli.
Sarebbe quindi necessaria una diminuzione del loro numero così come un limite temporale al loro mandato per cui non dovrebbero essere rinnovabili, dopo un certo numero di anni, nell'esercizio del mandato dirigenziale ed anche la possibilità, per quelli apicali,di una loro cessazione di funzione che li porti fuori dall'ente di appartenenza, al venir meno della funzione elettiva che li ha scelti.
Siamo consapevoli che queste proposte, sia pure limitate e numericamente esigue, necessitano di una forte volontà e capacità politica per essere attuate e, pur non avendo eccessiva fiducia nei soggeti presposti alla loro eventuale applicazione, riteniamo utile parlarne per dare un contributo verso l'esistenza di un problema che potrebbe avere soluzioni meno complesse di quanto si possa pensare.

Pippo Bufardeci

( Articolo pubblicato dal settimanale I FATTI DELLA DOMENICA attualmente in edicola n.° 43 del 2009 )

mercoledì 4 novembre 2009

IL CICLONE CANOSSIANI A PACHINO




Cinquant’anni fa i Padri Canossiani arrivarono come un ciclone ed, in breve tempo, avvolsero tutta Pachino.
Avevo da poco superato i sette anni, era il 1954, quando assistetti al tripudio di folla che lungo la via Nunzio Costa accolse i primi sacerdoti, “ quelli del continente” che erano arrivati per prendere possesso della parrocchia di San Corrado alla periferia del paese,nei pressi dell’abbeveratoio, lungo la strada per Spaccaforno.
Fu un’insieme di festa, di curiosità e di fede.
Nessuno avrebbe mai pensato che assistevamo all’inizio di una grande ripresa spirituale e di un forte rapporto di stima e partecipazione fra pochi sacerdoti ed un intero paese.
I nomi di Padre Modesto Giacon, il primo allampanato parroco dalla travolgente oratoria, dalla forte cultura e dall’irresistibile carisma.
Padre Filippo Martissa, taciturno e grande organizzatore sempre disponibile ed affezionato a noi ragazzi.
Padre Lucinao, buono e sempre disponibile.
Il tuttofare Padre Tarcisio dall’aspetto burbero, ma dal cuore d’oro, che ci insegnò i giusti comportamenti per essere dei bravi chierichetti e ci faceva provare il piacere di suonare le campane anche se ci arrossivano le mani nel tirare le lunghe funi.
In un Paese provato dalla miseria , dal faticoso lavoro dei campi, dall’analfabetismo e da una accentuata visione egoistica della vita, i padri Canossiani non aspettarono il proprio gregge, ma lo andarono a cercare.
Portarono la chiesa fra la gente anche più riottosa e ribelle che, alla fine, dovette cedere.
La mattina, quando ancora non si vedeva la luce dell’alba e la sera tardi quando i contadini partivano o ritornavano dai campi, si fermavano a parlare con loro della famiglia, del raccolto, della salute, instaurando un personale rapporto comunicativo che li portò ad essere considerati degni di rispetto.
Era anche un periodo di forte contrapposizione politica e, soprattutto la parte del paese di competenza della parrocchia di San Corrado pullulava, di militanti comunisti e di atei.
Questi sacerdoti, senza mai fare politica, seppero andare di casa in casa per capire i bisogni della gente, per offrire i servizi parrocchiali a tutti, per cercare di allontanare i bambini dalla strada e condurli dentro l’oratorio.
Al loro carisma si arrese anche la povera, proletaria, rissosa e comunistissima strada del Basalato.
I ragazzi frequentavamo a flotte l’oratorio parrocchiale ove apprendevamo i giuochi di società, le partite al bigliardino,le ottime letture dei giornalini, “Il Corriere dei Piccoli” ed “Il Vittorioso”, in particolare ed iniziavamo il nostro cammino di fede ed il primo impegno sociale.
Siamo passati dalla legge della sopraffazione della strada al confronto ed alla emulazione dell’oratorio.
I nostri premi erano un bicchiere di latta pieno di ghiaccio tritato con l’aggiunta di sciroppo di menta o di ciliegia oppure, nelle occasioni più significative, la partecipazione al pranzo con i sacerdoti della parrocchia davanti ad un bel piatto di pasta asciutta o la mangiata serale delle castagne.
L’aspetto ricreativo, propedeutico al percorso di fede, era molto importante nell’offerta formativa dei canossiani.
Con loro si diede vita ad un campo di calcio ed a tornei fra ragazzi con i preti che facevano gli arbitri, ma spesso anche i giocatori.
Si incominciarono le prime gite parrocchiali che, sopratutto per le famiglie, si concludevano spesso a Noto, presso l’eremo di “San Corrado di fuori “o nella chiesa della Madonna Scala che venivano immortalate dalle prime macchine fotografiche munite di autoscatto..
Lasciati i vecchi pulman lungo la strada provinciale ci recavamo a piedi nella vallata ove bivaccavamo fra la rigogliosa vegetazione solcata da un fiumiciattolo.
Visitavamo anche le grotte dove, secondo la tradizione, l’eremita Corrado aveva ricevuto i banditi che l’avevano costretto ad allargare la grotta con la forza delle spalle, o le piccole grotte nella parte alta del costone dove egli abitava, così come ci inginocchiavamo ai piedi della grata che, all’interno del Santuario, delimitava lo spazio ove erano visibili le impronte delle ginocchia del Santo lasciate sul terreno dopo le lunghe preghiere.
Con le gite dei Canossiani, guidati da padre Giorgio, i ragazzi allora lupetti o esploratori, scoprimmo il nostro territorio.
Conoscemmo e visitammo la grotta preistorica di Calafarina con le sue stalattiti ed i suoi cunicoli abitati dai pipistrelli, la grotta dei “Quarrugghi” e le piccole grotte della necropoli del “ Cavittuni “.
Ricordo ancora l’odore che emanava la terra di quelle zone colpita da una fitta pioggerella durante una nostra visita in bici bruscamente interrotta dalle cattive condizioni atmosferiche.
Allo stesso modo una passeggiata di pochi chilometri in bicicletta si trasformò in un viaggio fino al Convento dei frati cappuccini di Ispica situato sul poco accessibile costone roccioso che domina il panorama fino al mare della Marza e di Pachino.
Per la prima volta apprezzai, senza mai più dimenticarlo, il sapore di una tazza di pasta con broccoletti che i frati cappuccini ci offrirono per alleviare la nostra fame e la nostra stanchezza.
Ma la gioia di vivere queste esperienze con i canossiani superava ogni nostra spossatezza.
A Pachino i contadini facevano a gara nel regalare alla parrocchia i frutti della loro terra così come gli artigiani si offrivano per prestare gratuitamente i loro servigi per organizzare l’oratorio, sistemare a campo sportivo l’attiguo terreno o a realizzare i giuochi per i ragazzi.
Fu tutto un fiorire di chierichetti, di lupetti, di esploratori, di coccinelle e di guide e molti fedeli giunsero anche dalle altre parrocchie.
Il vecchio scantinato non bastò più per la celebrazione delle messe e si pensò alla nuova attigua chiesa.
Nel periodo di maggiore intensità liturgica, quale il Natale e la Pasqua, molte volte padre Modesto fu chiamato, anche a furor di popolo, a predicare, per tutte le parrocchie, presso la Chiesa Madre.
Arrivarono anche le suore canossiane che ci aiutavano nel catechismo e ci vigilavano nel corso della messa domenicale dedicata solo ai ragazzi o nei lunghi incontri pomeridiani del catechismo che padre Modesto trasformava in una rappresentazione teatrale raccontando la vita dei Santi, degli apostoli e le parabole di Gesù con una tale passione che ci coinvolgeva interamente.
Grande fu il dolore quando, per le regole dell’Ordine, i primi sacerdoti furono destinati ad altri luoghi e dovettero lasciare la parrocchia così come nel tempo toccò a tutti gli altri, ma anche grande la gioia nel sapere che, dopo alcuni anni, il nostro parroco era diventato il padre Generale della congregazione canossiana.
Gli altri sacerdoti hanno continuato e continuano ad operare nello spirito di Santa Maria Maddalena di Canossa ed i giovani continuano a frequentare l’oratorio e la parrocchia di San Corrado.
Spero che possano trarre, a distanza di cinquant’anni, gli stessi frutti che la nostra generazione ha avuto dal momento pionieristico della presenza canossiana a Pachino e, assieme all’intero paese, possano come noi ringraziarli per sempre per quello che ci hanno dato e ci hanno insegnato.

( Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre della rivista ARCHE' )