lunedì 6 giugno 2022

 


 

QUALE TURISMO PER PACHINO

                                          Bozza del mio intervento al Convegno del 5/5/2022                           

Ex Cinema Diana Pachino

 

Da molti anni ci siamo chiesti quale tipo di turismo si poteva sviluppare a Pachino.

Il risultato è stato che mentre la classe politica e dirigente se lo chiedeva il contenitore vuoto di turismo si è riempito da solo con effetti positivi, ma anche con altri negativi.

Il tutto lasciato alla buona volontà dei singoli, ma soprattutto agli interessi dei molti che privilegiavano il lato economico a scapito di un progetto complessivo di sviluppo turistico obiettivo e rapportato ai veri interessi della comunità.

È mancata l’iniziativa pubblica capace di indirizzare lo sviluppo e la classe politica locale, come spesso è nelle abitudini di molti pachinesi, è andata a rimorchio delle iniziative degli altri comuni e spesso cercando di scimmiottare modalità ed iniziative che non gli si addicevano.

(Vedasi il rapporto con il comune di Noto che non ha dimostrato seriamente alcun interesse a cooperare con il comune di Pachino per lo sviluppo del proprio territorio che, nella parte nord e fino dentro Marzamemi, rappresenta la vera anima, purtroppo negativa, di qualsiasi processo di sviluppo. Basti pensare all’atteggiamento di Noto quando si è cercato di stipulare un accordo per la gestione del territorio che ha visto questo comune solo interessato agli introiti delle tasse che agli investimenti strutturali)

Sarebbe necessario che il comune, attraverso tutte le forze e le realtà interessate al turismo del nostro paese e coloro che sono interpreti del nostro sviluppo locale, elaborasse una specie di piano regolatore del turismo nel territorio pachinese individuando le diverse potenzialità e le idonee soluzioni operative.

Tutto quest’impegno deve essere indirizzato alla valorizzazione del territorio pachinese.

 

 

VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO

 

Per valorizzazione del territorio intendo puntare a creare condizioni di sviluppo del territorio comunale di Pachino, possibilmente in sinergia con il comune di Portopalo, perché è ciò che ci appartiene, che va valorizzato come impegno primario e non rimorchiati nelle indicazioni che altri comuni, come Noto, possono fare senza la necessità dell’apporto di Pachino in quanto non soggetto abilitato a decidere su problematiche e territori che non sono le sue. (Vedi Vendicari, San Lorenzo, Reitani, Spinazza e la stessa gestione della nuova destinazione della ferrovia.)

Quindi una responsabilità diretta di Pachino nell’appropriarsi di ciò che gli appartiene e prendersi la responsabilità di lavorare per cercare soluzioni capaci di coordinare lo sviluppo territoriale del turismo assumendosi tutte le sue responsabilità di classe dirigente politica, istituzionale, economica e culturale.

Ma che cosa ha Pachino che, a mio avviso, può valorizzare lavorando seriamente per uno sviluppo armonico e rispondente alle esigenze della sua comunità in sinergia con tutte le categorie interessate?

Secondo me sono almeno quattro le vie maestre da percorrere nell’immediato per dare corpo, creatività e serietà ad un progetto di sviluppo turistico del nostro territorio.

AMBIENTE – PRESENZE STORICHE – AGRICOLTURA – TRADIZIONI. 

 

AMBIENTE:

 

Non vi è dubbio che il nostro territorio presenta importanti aspetti paesaggistici da valorizzare e salvaguardare, ma soprattutto rendere fruibili a coloro che intendono svolgere percorsi culturali e turistici a contatto con la Natura e con tutto ciò che noi possiamo offrire.

Il sole, il mare, le paludi, la fauna, le saline, le caratteristiche morfologie della nostra costa, vedasi la zona delle Concerie che racchiude anche valenze storiche importanti, da cui prende il nome, come l’antica grotta della concia delle pelli.

Determinare le condizioni per l’accesso al mare da parte di tutti attraverso una idonea viabilità che si possa sposare con l’ambiente naturale sarebbe importante soprattutto se si controllassero con maggiore efficienza gli obbrobri dovuti all’abusivismo e all’utilizzo di molti tratti della costa per usi impropri per il settore agricolo (leggasi plastica delle serre interrata), per terrapieni fino al bagnasciuga a protezione di costruzioni che spesso deturpano le nostre coste ed ogni altro intervento illegale spesso sotto gli occhi di tutti.

(Personalmente sono stato favorevolmente colpito ed appoggio l’iniziativa di molti cittadini che, liberatesi dall’atavico torpore misto ad indifferenza per la cosa pubblica, stanno portando avanti il problema della protezione delle nostre coste e delle nostre paludi.

Così come altri gruppi si stanno spendendo in positivo per altre iniziative importanti per la collettività e che stanno sensibilizzando l’opinione pubblica verso il concetto che ciò che è pubblico è responsabilità di tutti noi e non qualcosa che non ci appartiene).

Spero anche i politici e gli amministratori pachinesi capiscano ciò e lottino, da subito, per la istituzione di una riserva naturale a protezione delle nostre paludi e di tutto quello che rappresentano in modo notevole per il nostro territorio, per l’ambiente, per il turismo e lo sviluppo economico. 

 

PRESENZE STORICHE

 

Negli ultimi anni, grazie al lavoro di ricerca storica di alcuni volenterosi studiosi locali del nostro passato e della nostra storia, l’ignoranza della nostra storia locale dovuta alla non conoscenza sta lasciando il posto ad un interesse sempre più marcato e consapevole del grande patrimonio storico che nasconde il nostro territorio.

Esso va approfondito e valorizzato per la conoscenza dei cittadini di Pachino, ma soprattutto per renderlo fruibile ai flussi turistici e capace di generare iniziative e riscontri economici per i nostri giovani e coloro che intendono investire su una proposta turistica che si fregia anche di un passato storico importante.

Mi riferisco, ad esempio, alla zona archeologica di contrada Cugni, alla grotta di Calafarina, alle torri di avvistamento, alla zona delle Concerie, del Cavittuni, alla Senia dei Corsari, alle Latomia, all’Isola delle Correnti ed altri luoghi, magari meno conosciuti come la zona Burgio, che potrebbero suscitare un vasto interesse.

Marzamemi

Naturalmente non dimentico la parte pachinese di Marzamemi che è diventata, negli ultimi anni, la locomotiva turistica non solo del nostro territorio, ma dell’intera zona sud della nostra provincia per notorietà non secondaria alla stessa Noto o Siracusa.

Ma Marzamemi ha dei problemi che vanno affrontati subito con serietà e saggezza per evitare che la locomotiva diventi obsoleta e i suoi vagoni solo luoghi mangerecci e di sballo per un’utenza incontrollata e spesso violenta che non vogliamo e non possiamo accettare perché incancrenisce lo sviluppo prima ancora che esso possa prendere il volo.

Tutta questa proposta culturale, se sviluppata in sinergia con il comune di Portopalo mettendo in rete tutto il grande patrimonio culturale, paesaggistico, storico ed ambientale che esso rappresenta, può determinare una proposta turistica importante, caratteristica, affascinante.

 

AGRICOLTURA

 

Potrebbe sembrare strano, ma la nostra storia agricola e la sua presenza attuale nel contesto economico nazionale potrebbe dare un forte contributo allo sviluppo turistico del nostro territorio ed avere anche un riscontro in termini di conoscenza e valorizzazione della propria produzione e quindi anche in termini economici.

Anche per questo settore ci vorrebbe un convegno a sé stante e la brevità del tempo concessomi non mi permette di essere esaustivo.

I nostri pilastri agricoli sono:

Da una parte la nostra tradizione vinicola e, dall’altra, la nuova caratteristica importante per l’agricoltura pachinese e cioè il pomodoro ciliegino che con grande impegno e sacrifici portano avanti molti agricoltori locali, anche e soprattutto, attraverso le strutture delle cooperative agricole e il Consorzio IGP del pomodorino di Pachino.

Bisogna fare sinergia fra questi due importanti filoni agricoli pachinesi e la proposta turistica quale nuovo ed importante volano economico di prospettiva.

Ciò perché lo sviluppo di un territorio non può basarsi su una sola direttrice, ma su diverse e sinergiche linee di sviluppo che siano complementari e solidali nel senso che possono assieme determinare sviluppo e, nel contempo, difendere il tessuto economico territoriale anche nei momenti di difficoltà di un comparto che può essere, economicamente, integrato da un altro non in crisi.

Nel contesto turistico l’agricoltura può dare un grosso contributo di natura storica e di evidenza del territorio attraverso i suoi prodotti.

Natura storica.

Personalmente seguo da anni e continuo ad apprezzare l’importante lavoro che svolge l’associazione Vivivimum Pachino presieduta da Walter Guarrasi sia dal punto di vista storico che per la ripresa della proposta commerciale del Vino di Pachino.

Dal punto di vista storico sta agendo su due direttive.

La prima riguarda la riscoperta e la valorizzazione delle presenze storiche che ancora esistono numerose nel nostro territorio.

Mi riferisco, in particolare, al censimento in atto dei palmenti ancora integri che esistono nel nostro territorio, sia all’interno del perimetro urbano che fuori per poterli mettere in rete al servizio turistico ed enogastronomico.

Si parla di circa 30 palmenti di cui quasi la metà nel centro urbano.

In questo contesto, mettiamo da parte il palmento Di Rudinì, che necessita di un discorso a sé stante e che va subito recuperato come contenitore culturale e vanno ricercati i finanziamenti per la fruibilità delle parti ancora non resi disponibili che riguardano la produzione e lo stoccaggio del vino, così come abbiamo fatto nel passato con il progetto europeo denominato Ecomuseo del Mediterraneo.

Non possiamo però non parlare dell’abnegazione con cui l’amico Nele Nobile ha portato avanti, da solo e senza l’aiuto delle istituzioni, la meritoria iniziativa del museo del vino dove la storia del lavoro pachinese si fonde con l’unica ed importante risorsa della terra che per molti anni ha rappresentato il simbolo sociale ed economico di Pachino e cioè il Nero Pachino ed il Rosso Pachino.

Etichette che lo stesso Nobile, assieme all’Associazione ViviVinum Pachino di Walter Guarrasi ed altri produttori stanno riportando nel contesto vinicolo nazionale anche come rivalutazione storica di una primogenitura vinicola che, altre realtà territoriali non a vocazione vinicola, cercano di fare propria.

Anche dal punto di vista pubblicitario, come proposto qualche decennio fa, le confezioni del ciliegino per il mondo potrebbero contenere riferimenti al vino e quelle del vino al ciliegino e, tutti e due, alle bellezze del territorio di origine per la valorizzazione turistica.

 

 

TRADIZIONI

 

L’ultima strada da percorrere, ma ultima solo in via esplicativa del progetto di sviluppo turistico del nostro territorio, è rappresentata dalle nostre tradizioni.

Tradizioni che sono importanti non solo per i cittadini di Pachino, ma lo possono essere per tutti coloro che, come turisti, studiosi o curiosi, intendono conoscerle e capirle.

Anche in questo comparto culturale pachinese, vi è stato, in questi ultimissimi anni, un interesse sempre maggiore ed approfondito da parte di alcuni studiosi pachinesi che, con conferenze e pubblicazioni varie, hanno permesso di ampliare l’offerta culturale delle tradizioni pachinesi e orientali lungo la strada dell’utilizzo ai fini culturali e turistici.

C’è quindi una riscoperta di ciò che siamo stati nel tempo e di ciò che possiamo ancora offrire, ma non c’è un’offerta fruibile sia per le nostre giovani generazioni che per i turisti.

Bisogna quindi concretizzare come offerta turistica ciò che le nostre tradizioni religiose, agricole, culinarie ed artigiane possono offrire ed essere volano di sviluppo e di arricchimento economico.

Anche qui, per ciò che ci ha unito nei secoli e che ancora ci unisce, non si può non lavorare in sinergia con il comune di Portopalo e con le associazioni ed i gruppi che studiano, approfondiscono ed offrono il nostro essere stati ed il nostro modo di rapportarci che ci ha permesso di svilupparci come comunità.

 

Quindi per concludere:

Quindi, in conclusione, finiamola col detto del passato che abbiamo le spiagge più belle del mondo, intendendo per mondo le quattro contrade che conosciamo noi, o abbiamo il vino migliore del mondo e poi lo mettiamo nelle botti piene di tartaro e lo facciamo diventare aceto, che la nostra agricoltura ha i prodotti migliori del mondo, ma poi non li facciamo conoscere e restano nelle nostre campagne.

Che siamo un paese pulito ed accogliente, ma abbiamo la spazzatura in ogni angolo e l’acqua non arriva nei nostri rubinetti.

DOBBIAMO AFFRONTARE IL NUOVO CON COMPETENZA, SERIETA’ E CON UN PROGETTO CONCRETO, SERIO E CREDIBILE

PERCIO’

1)   Lavoriamo prima sul nostro territorio che è l’unico in cui siamo deputati a decidere e poi diventiamo interlocutori con gli altri

2)   Iniziamo a concretizzare dei rapporti sinergici con il comune di Portopalo quale interlocutore privilegiato e riferimento naturale per qualsiasi piano di sviluppo della zona cui insieme ci riferiamo

3)   Valorizziamo i luoghi del sapere e del vedere (Cultura ed Ambiente)

4)   Favoriamo il coinvolgimento delle varie associazioni per la elaborazione, la conoscenza e la diffusione di un progetto condiviso disviluppo

5)   Iniziamo una vera e seria sinergia fra pubblico e privato

6)   Mettiamo in atto tutto ciò che riguarda i Servizi ed i Trasporti nel nostro territorio e quelli provinciali e regionali perché non si può avere alcuno sviluppo se non arrivano autobus a sufficienza, se le corse domenicali dei pullman regionali, quindi pubblici e pagati anche con i nostri soldi, arrivano tardi e partono presto rispondendo ad esigenze di spesa e non di apporto allo sviluppo di un territorio.

7)   Gli amministratori non fate la politica del cortile, ma pensate e lavorate tenendo presente che fuori dalle beghe, dal nostro cortiletto, dalla nostra piazza esiste un mondo vario ed articolato che ci appartiene e va affrontato con serietà, competenza, capacità di relazionarsi, studio e proposte credibili e non con beghe puerili che fanno solo danno al nostro paese ed ai suoi cittadini.

 

                                                                       Pippo Bufardeci