La regione siciliana, per fare fronte alle spese della sanità regionale,
ha pronta l'accensione di un nuovo mutuo di due miliardi di euro che,
aggiunti agli altri mutui, ingrosserà il fardello dei debiti che i
siciliani dobbiamo pagare. Quello di fare debiti per pagare altri debiti
con interessi sempre maggiori è un vizio di quasi tutte le
amministrazioni pubbliche.Non amministrare e per fare fronte alle
difficoltà economiche intanto fanno bella figura con i prestiti bancari
e poi chi verrà pagherà anche se saranno sempre i citatdini. Anche
nella nostra provincia molti sindaci ricorrono ai nutui per avere soldi
disponibili magari per spenderli in inutili cazzate. Cercate di
amministrare bene e diminuire le spese e gli sprechi invece di aumentare
i debiti dei cittadini tutti.
domenica 23 novembre 2014
venerdì 31 ottobre 2014
REGIONE, SUPERATO IL MOMENTO RIMANE L’OBLIO
DELLA POLITICA E DELL’AZIONE
Il presidente della
Regione Crocetta può tirare un sospiro di sollievo perché la mozione di
sfiducia intentata contro di lui ha avuto un esito negativo.
E’ stata respinta con
un numero di voti superiore a quanto si pensasse anche perché gli sfiducianti
hanno avuto meno voti delle firme apposte al documento di sfiducia.
E’ la solita litania
che si ripete e che non ha portato a nessuna mandata a casa di presidente eletto con il sistema diretto che trascina
con se anche i parlamentari che gli hanno votato la sfiducia.
Nessuno vuole andare a
casa per cui la mozione di sfiducia, pur rappresentando un forte atto politico,
la si tiene in vita fino a quando si è sicuri che non passerà.
Mettiamoci il cuore in
pace perché dobbiamo tenerci gli eletti, di qualsiasi colore siano, per tutti i
cinque anni della legislatura.
Il problema diventa
difficile e mal digeribile se questo cuore in pace ce lo dobbiamo tenere anche
per le cose che non faranno e per il danno che potranno provocare alla Sicilia
vista l’incapacità dimostrata nell’affrontare i gravi problemi dell’isola.
Ma dobbiamo ancora
perseverare nell’imporci l’illusione che qualcosa cambierà puntando sulla
capacità della classe dirigente di sapere discernere fra ciò che sia giusto
fare e ciò che bisogna evitare?
L’improvvisazione,
l’incompetenza, la mancata memoria storica e l’incapacità di sapere adoperare
gli strumenti amministrativi e politici capaci di svolgere con capacità ed
incidenza l’azione amministrativa al servizio dei cittadini, sta alla base della
mancata soluzione dei problemi e dell’assenza di strategia progettuale.
Anche accedere alla
gestione della cosa pubblica a livello regionale è diventato, così come nei
comuni, un modo di riduzione della disoccupazione assegnando un incarico ben
remunerato a soggetti che non hanno nemmeno le basi più elementari per svolgere
il compito importante per cui vengono chiamati.
Lo sono i giovani senza
nessuna esperienza che per lo sbandierato feticcio del ringiovanimento e del
rinnovamento vengono piazzati in posti di alta responsabilità senza conoscere
nemmeno l’ubicazione fisica della struttura che dovranno governare.
Lo sono anche le
cosiddette personalità che vengono rimosse dai loro piedistalli professionali e
portati a gestire cose che sconoscono come si trattasse di una gratifica o di una pensione aggiuntiva a quanto da loro
prodotto finora nell’ambiente nel quale sono vissuti e dal quale hanno avuto
lauti riconoscimenti.
Ma la gestione del bene
comune è tutt’ altra cosa.
Bisogna avere una
cultura del bene comune che fa dell’individuo un vero politico e una conoscenza
della macchina amministrativa che lo possa rendere produttivo ai fini
dell’interesse collettivo e delle esigenze dei cittadini.
Abbiamo avuto eclatanti
esempi, anche con la recente vita del governo Crocetta, ove personaggi di
opulenta fama nel loro ambiente di attività si sono dimostrati puerili
interpreti della gestione della cosa pubblica.
La conseguenza di tutta
questa incapacità ed improvvisazione si estrinseca, oltre che nel danno alla
collettività, nell’assegnare la vera conduzione politico – istituzionali a
soggetti della burocrazia occulta che, ai vari livelli, può essere portatrice
di attività non sempre limpide e trasparenti anche nelle possibili collusioni.
Il problema rimane
sempre quello atavico di come si riesce ad uscire da questa situazione e dal
corraggio che bisogna mettere nell’andare controcorrente in un mondo politico
dove vale di più l’esteriorità che la sostanza, il messaggio dell’azione
rispetto alla stessa, le conoscenze e la solidità finanziaria personale
rispetto alla capacità ed al servizio gratuito e disinteressato del bene
comune.
Bisogna riprendere il
senso vero della politica e indirizzare i giovani che vogliono impegnarsi nelle
istituzioni verso la sostanza delle cose rispetto alla loro apparenza.
La sostanza impone la
conoscenza dei problemi, lo studio delle loro dinamiche, il senso di appartenenza ad un territorio che si vuole
rappresentare, la gratuità del lavoro per il bene comune, l’onestà
intellettuale della conoscenza dei propri limiti e la individuazione di
soggetti di cui conti poco l’anagrafe e sempre più la rispondenza del soggetto
al compito che deve svolgere..
Ma in questa logica del
vivere quotidiano di questo modo di intendere la gestione della società
e del morire quotidiano della vera politica e della difesa del bene comune, chi
dovrebbero essere i maestri?
Siracusa
31.10.2014
Pippo Bufardeci
lunedì 27 ottobre 2014
DA PARTITO DI CLASSE A PARTITO
PLURALE
Si è fatto un gran parlare delle due anime che si sfidano all’interno
del partito democratico quasi da separate in casa e forse prossime all’abbandono
definitivo.
Se noi scremiamo quanto sta accadendo dai fronzoli delle
questioni secondarie che hanno più a che fare con la sopravvivenza, con le
schermaglie personali e con il posizionamento
e gli alibi in vista di possibili difficili e traumatici scenari futuri,
possiamo capire le vere motivazioni che stanno alla base di questa rissosità
interna.
Non vi è dubbio che l’irrompere sulla scena della sinistra di
un personaggio non ancorato ai vecchi schemi dogmatici ed alle parole guida
dell’identità comunista che sta ancora alla base dell’impegno politico di molti
dirigenti del partito democratico, ha scombussolato gli schemi predefiniti dell’azione
politica ed ha tolto l’ancora di salvataggio ad una retorica che rifiutava di
confrontarsi con le mutate esigenze della nuova società.
Oggi questo portento politico, con tutti i suoi pregi e
soprattutto con tutti i suoi difetti, si chiama Matteo Renzi che, sparigliando
gli schemi, sta cercando di posizionare il partito democratico fuori dai
modelli dogmatici e più aperto ad essere interprete della società italiana.
Con tutti i limiti ed i difetti di un nocchiero che deve fare
i conti con i forti marosi che sono rappresentati dalla gravissima situazione
economica, dalla scarsa propensione di molti ad accettare le novità dell’agire,
soprattutto se sono amare e per puntare ad una
rinnovata fiducia che farà vedere i suoi eventuali frutti molto
dilazionati nel tempo.
Per rendere credibile questa azione è necessario non
attardarsi lungo il percorso delle ritualità preesistenti in quanto il fattore
tempo è determinante per la riuscita o meno dell’azione intrapresa che dovrà
portare ad una nuova convivenza civile e ad un nuovo assetto istituzionale
quale premessa di nuovo sviluppo e di nuovo posizionamento civile.
Renzi, da segretario del partito democratico e da presidente
del consiglio è direttamente impegnato sui due fronti più caldi dell’agire
politico e di Governo sapendo che le evoluzioni di entrambi questi soggetti non
sono inscindibili fra di loro anche se agiscono su piani diversi.
Ecco perché è forte il dibattito per la gestione interna del
partito che, a volte, sembra adombrare quello più reale, complesso e
maggiormente sentito dai cittadini che è quello della gestione del governo del
Paese e delle difficoltà in cui si trova.
Ma la possibilità di riuscita di un’azione governativa che
dia speranze, ed accrediti anche certezze, necessita di un partito che non sia
ancorato su posizioni di visione settaria della società, ma che si trasformi da
difensore di interessi di parte a produttore di soluzioni agli interessi
collettivi dell’intero Paese che la gestione governativa impone.
Ciò anche perché muta la caratteristica del consenso stesso
in quanto un partito di governo che vuole essere portatore delle istanze dell’intero
Paese, in una situazione di difficoltà economica e di possibili scelte
impopolari, necessita di un consenso molto più ampio e credibile di quello
racimolato nella difesa delle nicchie sociali sia pure di forte presenza
elettorale.
Per questo vi è la necessità di passare, in tempi rapidissimi,
da partito di classe a un partito plurale che rappresenti vasti strati di
cittadini italiani fuori dagli schemi dogmatici e dalle rendite di posizione.
In questo Renzi è, in parte, agevolato dalla sua scuola
politica culturale, così come gran parte della sua nuova classe dirigente, che
non lo vede quale portatore della tradizione del vecchio PC, PDS, PD, ma più
aperto al nuovo è più propenso a fare riaffiorare la sua cultura di base che è
interclassista per avere militato prima in formazioni politiche eredi di questo
credo culturale.
Che cosa è la proposta di “partito della nazione” se non
quella, riveduta lessicalmente, del partito plurale, interclassista e
rappresentante politico della maggioranza dell’articolata società italiana?
Nel momento in cui bisogna remare uniti per raggiungere
obiettivi comuni, condivisi da molti protagonisti della società che produce,
lavora, crea, si confronta e gestisce il proprio futuro, non può, la politica,
arroccarsi su posizioni di retroguardia settari o, peggio, conflittuali in
quanto deve tornare, la politica, ad essere punto di riferimento serio e credibile.
Quindi il lavoro sul nuovo partito soggetto politico plurale,
credibile ai più che si confronta, sintetizza ed agisce, va di pari passo con
il lavoro istituzionale, economico e sociale necessario per riportare nella
giusta rotta dello sviluppo la nave Italia.
Siracusa 27.10.
2014
Pippo
Bufardeci
martedì 21 ottobre 2014
AL COMUNE DI PACHINO, PIU’ SOLDI AL
VERDE PUBBLICO CHE PER STRADE E TERRITORIO
Secondo la delibera dell’amministrazione
comunale di Pachino approvata dal consiglio comunale in merito alla tassa
denominata TASI, il comune dovrebbe incassare 1.323.236,43 euro.
Questa somma verrà
utilizzata secondo una tabella di spartizione che l’amministrazione comunale ha
allegato alla delibera.
Questa tabella prevede
la seguente spesa:
Per la luce e l’impianto elettrico 658.474.300
euro; per il verde pubblico 520.063.00; Per la manutenzione delle strade e la
loro sistemazione 79.950.00 euro; Per l’urbanistica, l’arredo urbano e la
gestione del territorio 64.700.00 euro.
Noto quella che a mio
avviso sembra una incongruenza che non mi spiego.
Come è possibile
prevedere 500 milioni circa per il verde pubblico e soli 79 per le strade e 64
per il territorio?
Va bene che tutti i
cittadini sono al verde, ma è così ampio
il verde pubblico a Pachino da giustificare una simile spesa a danno di altri
settori più importanti?
Se è vero, come dicono,
che il comune di Pachino non ha previsto alcuna agevolazione di diminuzione
tasse per i cittadini soprattutto quelli più bisognosi, perché non prevedere
meno spesa per il verde pubblico e destinare una parte per diminuire la
tassazione?
Spero di essere
smentito anche se quella riportata è la tabella ufficiale della delibera così come
evidenziato anche da Pachino cam news.
martedì 7 ottobre 2014
I BROGLI ELETTORALI FIGLI DELL’IGNORANZA
Non si è appena conclusa una mini campagna elettorale basata
su un ricorso che paventava presunti brogli alle elezioni regionali di due anni
fa che un altro ricorso, sulle elezioni comunali di Pachino, pende all’esame
del Consiglio di giustizia amministrativa e, sicuramente, non sarà nemmeno l’ultimo.
Anche il comune di Rosolini è commissariato in attesa di
votazioni sempre come conseguenza di un ricorso.
Ma questi presunti brogli sono riconducibili solo a Pachino e
Rosolini i cui elettori e membri dei seggi elettorali sono individuabili come
dediti a delinquere sul piano della democrazia elettiva oppure è un fenomeno
più esteso che può avere anche motivazioni strutturali che esulano dalla
consapevolezza di commettere reati?
Dico subito che la cosa che mi ha maggiormente portato
fastidio in tutta questa vicenda è stata proprio l’immagine negativa che ha qualificato questi due comuni nell’immaginario collettivo recandogli
nocumento sia sul piano turistico che economico e sociale.
La mia esperienza personale mi porta a dire che i cosiddetti
brogli non si possono etichettare come tali perché manca la consapevolezza del
dolo da parte di chi li commette in quanto sono semplicemente errori conseguenza
dell’ignoranza, dell’impreparazione e mancata conoscenza dell’importanza del servizio
che si è chiamati a svolgere in un seggio elettorale.
La normativa introdotta alcuni lustri fa, su iniziativa
politica dei radicali, di scegliere i componenti dei seggi elettorali sulla
base di un sorteggio non selettivo degli aspiranti scrutatori, ha generato un livellamento in basso sul piano culturale e
ha reso dominante l’ignoranza di coloro che sono chiamati a svolgere detto importante
compito, sul piano della conoscenza della normativa e della tecnica elettorale.
La mancata conoscenza della normativa da parte di coloro che
sono chiamati a svolgere il ruolo di garanti del rispetto di detta normativa e
della salvaguardia della democrazia elettiva genera errori e decisioni che
inficiano il concetto stesso di partecipazione e di libera espressione della
volontà popolare in quanto i loro errori rendono spesso alterata la libera
espressione della volontà popolare nella scelta legittima dei propri rappresentanti.
Ma tutto questo avviene perché manca la preparazione di tante
persone che svolgono il compito di scrutatore solo per potere usufruire del
compenso economico previsto e sono lasciate in balia di se stesse anche se
esistono severe normative, anche di natura penale, per gli errori commessi
spesso nella più assoluta buona fede.
Anche lasciando stare il periodo in cui erano i partiti a
scegliere i componenti dei seggi elettorali ed a istruirli con appositi corsi,
non possiamo non richiamare l’attenzione del legislatore in merito ad una serie
di supporti da dare a questi ignoranti del compito cui sono chiamati al fine di
evitare brogli e inficiare la corretta espressione della volontà popolare.
Si potrebbe istituire un apposito albo comunale degli scrutatori dopo la partecipazione a
specifici corsi tecnIco – giuridici e sorteggiare da questi albi gli
scrutatori.
Anche i presidenti di seggio non dovrebbero essere nominati
senza esperienza, solo per il fatto di avere presentato apposita richiesta, ma
dovrebbero avere fatto prima esperienza come scrutatori e frequentato appositi
corsi per presidenti.
Infine vanno sfoltiti tutti i passaggi burocratici e la
complessità della modulistica necessaria per riportare i dati emersi dallo
scrutinio limitandosi a riportare in modo chiaro le voci fondamentali.
Va altresì evitato che sia la prima sezione del comune di
votazione ad esaminare tutti i verbali degli altri seggi per potere effettuare
la proclamazione, ma si passi tutta la documentazione a dei professionisti
quali i dipendenti comunali dell’ufficio elettorale che dovrebbero conoscere
tutta la relativa normativa in quanto impegnati giornalmente in questo settore.
Avremmo meno improvvisazione, meno incompetenza ed ignoranza,
meno brogli e maggiore rispondenza delle decisioni alla normativa vigente ed al
concetto di reale rispondenza fra volontà espressa dagli elettori e risultati
finali che determinano gli eletti.
Pippo Bufardeci
07/10/2014
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