sabato 7 febbraio 2015

L'ITALICUM COME APPROVATO DAL SENATO



Il Senato della Repubblica ha approvato la nuova legge elettorale per la elezione del parlamento italiano secondo la visione degli accordi fra il premier Renzi, i partiti della sua maggioranza e gli accordi stipulati con Forza Italia.
Dopo questa approvazione la legge ritornerà alla Camera dei Deputati in seconda lettura in quanto al Senato sono state apportate modifiche rispetto al testo approvato precedentemente dalla Camera.
Se in questo ramo del Parlamento non vi saranno ulteriori modifiche, in fase di approvazione,  la legge entrerà definitivamente a far parte del nostro sistema giuridico e regolerà la elezione del nuovo Parlamento.
Se la Camera dei Deputati apporterà ulteriori modifiche essa ritornerà nuovamente al Senato per l’approvazione definitiva.
Se ci dovessero essere le elezioni politiche, prima della definitiva approvazione della nuova legge da parte del Parlamento, queste si svolgerebbero con la legge elettorale esistente emendata con gli interventi della Corte Costituzionale.
COME FUNZIONA LA NUOVA LEGGE:
Essa si basa sulle liste e non sulle coalizioni anche se, per lista, non bisogna necessariamente intendere un solo partito in quanto più partiti potrebbero formare un’unica lista.
CHI VINCE:
la lista che ottiene almeno il 40% dei voti validi                         conquista il premio di maggioranza che le permetterà di avere la maggioranza assoluta dei seggi e quindi dei parlamentari. Se nessuna lista ottiene il 40% si procede al ballottaggio fra le due liste che, sul piano nazionale, abbiano ottenuto le maggiori percentuali. Non sono ammessi, in questa fase, apparentamenti come avviene per la elezione al ballottaggio dei sindaci.
La lista che risulterà vincitrice del secondo turno elettorale otterrà il premio di maggioranza che consiste nel 55% dei seggi al netto degli eletti nelle circoscrizioni estere e nelle province autonome. In termini assoluti si tratta di 340 parlamentari.
SBARRAMENTO:
Per accedere alla spartizione dei seggi rimanenti dopo l’assegnazione del premio di maggioranza, ogni lista dovrà superare il 3% dei voti validi su scala nazionale. L’assegnazione dei seggi complessivi avviene prima a livello nazionale e poi assegnati nei vari collegi.



COLLEGI ELETTORALI E LISTE:
I collegi elettorali saranno 100  ed in ognuno di essi saranno presenti i partiti con le loro liste.
Ogni lista indicherà il capolista che sarà eletto automaticamente se, alla lista corrispondente, verrà assegnato almeno un deputato. Ogni capolista può essere candidato in non più di dieci collegi elettorali diversi.
In ogni lista, pena l’esclusione, ogni genere deve essere rappresentato da almeno il 40% dei componenti la lista stessa.
PREFERENZE:
Gli altri seggi conquistati dalla lista nei collegi verranno assegnati, a scalare, ai candidati più votati che hanno cioè ottenuto le maggiori preferenze.
Le preferenze sono ammesse nel numero massimo di 2.
 La seconda preferenza deve andare ad un candidato di genere diverso rispetto alla prima espressa. Se ciò non avviene si annulla la seconda preferenza.
ENTRATA IN VIGORE:
Per evitare uno strumentale ritorno anticipato alle urne in base alla nuova legge elettorale, si è inserita la clausola che prevede l’entrerà in vigore della legge dal primo luglio del 2016.
SENATO:
Nel tempo che intercorrerà dall’approvazione definitiva della legge elettorale e della sua entrata in funzione, sarà approvata la nuova legge di composizione del Senato che non sarà più elettivo e non avrà più i poteri che detiene attualmente.
( Elaborazione a cura di Pippo Bufardeci per il libro: I SISTEMI ELETTORALI, STRUMENTO DI DEMOCRAZIA)
Siracusa 07/02/2015

mercoledì 4 febbraio 2015



DAL POPULISMO AL POPOLARISMO

In questi giorni di fervore politico – istituzionale che ha visto Sergio Mattarella salire sul più alto scanno della Repubblica, si è molto parlato di politica e sul suo vero significato.
E’ già un buon inizio perché, forse involontariamente,  sia la stampa che le istituzioni ed i partiti con i movimenti vari, hanno messo l’accento sulla vera fonte della crisi istituzionale e  politica che ha attraversato ed ancora impregna la nostra società.
L’assenza della vera politica ha determinato la mancanza di una visione dei problemi rispondente alle reali esigenze dei cittadini e della giusta strategia economica, sociale ed istituzionale per superarla e dominarla.
Tutto questo non poteva non portare che ad un approccio strettamente populista del problema con risposte capaci solo di cavalcare l’umore delle persone piuttosto che la loro razionalità.
L’umore è stato ed è funzionale alla ricerca del consenso mentre la razionalità necessita di un confronto sui problemi reali e sulle soluzioni conducenti.
Naturalmente è stato più facile nascondere l’assenza delle risposte serie ai problemi e l’incapacità culturale delle elaborazioni su basi prospettiche e sostanziali della crescita di una nazione creando un movimento di elucubrazione dei problemi piuttosto che una presa di coscienza della realtà in cui ci siamo trovati.
Con le mancate risposte si è anche nascosta la mancanza di una cultura politica che è la precondizione necessaria affinchè un politico sia tale nel partito,nelle istituzionale e nel sociale e non resti sempre un semplice galoppino elettorale anche se arriva a sedersi su posti di grande responsabilità.
La mancanza di una cultura politica che si richiama ad un progetto di società condiviso e conducente per gli obiettivi di sviluppo ha caratterizzato l’azione dei politici della nuova Repubblica che ed ha impregnato gli ultimi decenni della vita politica italiana.
Questa stessa mancanza ha prodotto una esasperazione leaderistica della politica con una sostanziale scelta fideistica rispetto al capo senza una autonomia di pensiero e di critica da parte dei seguaci per cui il credo politico – culturale si è confuso con l’omaggio al capo e con l’amplificazione ossessiva di tutte le sue baggianate.
Il dato ancora più negativo, nel nostro sistema, è stato che questo modo di intendere l’azione politica, non è stato appannaggio di una singola forza magari emarginata, ma ha pervaso tutto lo schieramento politico italiano.
Ciò ha prodotto un sistema in cui gli interessi politico - strategici dei vari leader sono stati primari rispetto alla necessità di avere una aggregazione di politici tenuti assieme da una comune visione culturale e politica in base alla quale si sarebbero dovuti elaborare soluzioni ai problemi.
La prima Repubblica aveva sempre respinto l’idea leaderistica della politica anche quando ci si trovava di fronte a leader carismatici perché era predominante il senso di appartenenza ad un progetto di elaborazioni politiche aggreganti rispetto alla simpatia o alla forza persuasiva o economica del capo.
Tutto questo ha portato, in virtù della inclusività di questo modo di intendere l’agire politico, alla formazione di classi dirigenti non dipendenti dal leader e capaci di sopravvivere allo stesso perché autonomi nel pensiero e nell’azione.
Non è un caso se, nei momenti di maggiore difficoltà istituzionale, non si trovano punti di riferimento idonei fra i rappresentanti della cosiddetta seconda Repubblica e si deve sempre ricorrere a chi ha vissuto l’agire politico formandosi sulla cultura politico – istituzionale delle famiglie socialiste e cattolico – democristiane che, non a caso, ancora in Europa rappresentano la politica attuale.
La elezione di Mattarella a presidente della Repubblica testimonia che ancora non tutto è perduto nello scivolamento verso la deriva populistica inconcludente ed evanescente, ma si può ridiventare attori del nostro destino e delle tematiche politiche ed istituzionali ricominciando ad agire secondo visioni culturali e progetti univoci capaci di aggregare cittadini e di prospettare tesi comuni.
In questo nuovo contesto emerge tutta la forza prospettica, oltre che storica, del popolarismo come derivazione politica della dottrina sociale cristiana che rimane una pietra miliare nella vita sociale, economica e culturale del nostro tempo.
Quindi adesso, anche con la rivisitazione di quanto di buono emerge dal revisionismo della dottrina socialista così come si è evoluta negli ultimi decenni, sarà più facile abbandonare l’inutile populismo per rispondere alle esigenze dei cittadini ed al loro futuro con i cardini essenziali del popolarismo e delle culture che valorizzano la democrazia e la partecipazione intese come unioni di soggetti liberi ed aggregati su visini condivise e non sulla assuefazione alle parole chiave del leader o su impulsi effimeri ed umorali. 
04/02/ 2015                                                                                                       Pippo Bufardeci

venerdì 30 gennaio 2015



LE ILLUSIONI E GLI ERRORI DEL NAZARENO

La elezione del nuovo Capo dello Stato ha, nel suo iter introduttivo, imboccato una strada politica che sarà destinata a riposizionare gli schieramenti in campo.
La scelta di Renzi, sia sul nome che sulla strategia, ha spiazzato quanti credevano che il quadro politico e delle alleanze fuoruscito dall’accordo del Nazareno fosse immutabile e predestinato sul piano della prospettiva politica.
Allo stesso modo le alleanze di Governo erano sembrate ancorate agli scenari statici del loro momento realizzativo e capaci di permettere qualsiasi divagazione senza che ciò portasse a conseguenze.
Sulla prima direttrice politica non vi è dubbio che Berlusconi abbia puntato la sua sopravvivenza e quella di Forza Italia che, in attesa di una riproposizione non osteggiata dai problemi giudiziari del leader, avesse permesso una nuova rivitalizzazione dell’asfittica proposta politica del centro destra.
L’errore che ha fatto Berlusconi è stato quello di strumentalizzare, come nel passato, le occasioni istituzionali per i suoi fini personali.
Difatti, se è vero che le regole della gestione delle istituzioni si scrivono con la più ampia convergenza possibile perché sono per tutti e non di parte, è altrettanto vero che la contrapposizione politica e la differente proposta programmatica rimangono intatte così come la sfida separata per proporla agli elettori e per renderla vittoriosa.
La presunzione di Berlusconi è stata quella di pensare che si andasse verso un annacquamento delle differenze e quindi verso una sua agibilità politica che lo avrebbe incastonato nel ruolo del leader super partes e almeno cogestore della nuova intelaiatura istituzionale.
Non ha capito che, in un Paese ancora fortemente conflittuale e politicamente contrapposto avendo egli stesso contribuito a renderlo tale per lucrare elettoralmente, non possono esistere le condizioni per un  max consociativismo partitico o istituzionale.
Altro aspetto che ha sottovalutato è quello della fronda interna che non va considerata, come ha fatto, formata da discoli in libera uscita che avrebbe richiamato al dovere o ricattato con l’esclusione dalle liste. Essa è portatrice anche di una visione politica e strategica diversa e contrapposta alla gestione del partito e della strategia istituzionale portata avanti dalla cerchia di assenzienti al capo carismatico.
Forza Italia si sta trasformando, nella concezione dei molti che sono rappresentati da Fitto, in un partito che guarda al proprio divenire politico e strategico senza la concezione patriarcale del fondatore il quale, incapsulato nella sua vecchia visione, non se ne rende conto.
Altro errore di Berlusconi è stato quello di non capire che il proprio elettorato non è più fideistico alla sua persona, ma si è guardato attorno ed ha trovato più attrazione e più sensibilità verso le problematiche quotidiane del vivere, del lavoro, delle difficoltà economiche, piuttosto che nell’immagine estetizzata  del capopopolo o delle promesse messianiche senza incidenza sul vivere quotidiano.
E’ risultata quindi poco credibile e poco capibile la strategia di connivenza e di opposizione all’avversario politico rappresentato dal PD e da Renzi.
Il tutto inserito in un quadro variegato e instabile di flussi elettorali che non si muovono all’interno dei partiti o delle coalizioni, ma superano questi steccati e si orientano in base alla proposta politica momentanea o alla percezione del momento.
Infine l’illusione di avere sempre il pallino del gioco ha portato Berlusconi a confondere la scrittura delle regole, che devono essere comuni, con la scelta dei gestori protagonisti che, rappresentando diversità, non possono diventare consociativi o subordinati al placet di tutti.
La persona del Presidente della Repubblica, per l’alto ruolo istituzionale che deve svolgere, non può essere oggetto di veti incrociati, di lotteria politica, di interessi da tutelare o di accondiscendenze.
Egli va proposto dallo schieramento politico che maggiormente può sostenerlo per assicurargli l’elezione in quanto ha il diritto dovere di farlo, così come gli altri schieramenti hanno lo stesso diritto dovere di contrapporlo, non votarlo o convergere se riconosciuto capace di svolgere il ruolo importante cui sarà chiamato.
Non vi sono  quindi correlazioni con qualsiasi precedenti attività istituzionali o legislative e convergenze per cui si è abilitati a chiedere le eventuali compensazioni.
Se Berlusconi continuerà a rimanere ingabbiato nelle sue convinzioni obsolete di intendere la politica come se niente fosse successo in questi ultimi anni sarà destinato, nel migliore dei casi, a fare la fine politica del suo amico Bossi.
Siracusa 30/01/2015                                                                                           Pippo Bufardeci    


mercoledì 17 dicembre 2014




LA CORRUZIONE POLITICA NON HA TEMPO NE’ SPAZIO, MA UOMINI.

Anche le recenti inchieste giudiziarie hanno evidenziato che la corruzione investe il nostro Paese ed hanno riproposto il rapporto fra affari, spesso malavitosi, ed esponenti politici.
E’ un fenomeno che persiste in qualsiasi periodo storico del nostro Paese, con qualsiasi reggenza politica dello Stato ed è indipendente da un singolo partito o da un periodo elettorale od economico particolare.
Penso che l’interpretazione di natura ideologica data da molte forze politiche e da una cospicua parte della magistratura nell’affrontare il periodo del fenomeno cosiddetto di mani pulite abbia ridimensionato la gravità del fenomeno stesso in quanto lo ha racchiuso nell’alveo di un partito di governo e ingenerato l’idea che, sparito questo partito, sarebbe sparita la corruzione.
Abbiamo visto che, non solo non è stato così, ma che il fenomeno corruttivo  e del rapporto fra affari e criminalità ha continuato ad avere un suo sviluppo sempre più sofisticato in qualsiasi periodo e con qualsiasi partito.
Non vi è stata una forza politica che si sia dimostrata immune  mentre si andavano dissolvendo anche tutti i bastioni di certa parte dell’anti corruttela tendenti a dimostrare che solo alcuni partiti ed alcune fasi del sistema politico italiano potevano essere stati attaccati dalla corruzione.
E’ crollato il muro della sinistra che addossava le responsabilità ad una casta politica ancorata al sistema di potere della DC; è in parte crollato il convincimento che la magistratura ne fosse solo l’angelo vendicatore immune da ogni peccato; è crollata la verginità del nuovo incarnato da Forza Italia e dai suoi alleati della destra, così come si è dimostrato che la sinistra, dove ha potuto, ha alimentato la corruzione e ne è stata partecipe.
E’ stato ed è, quindi, un fenomeno che esiste in quanto tale e che l’unica ideologia che lo accomuna e lo alimenta è quella della ricerca della ricchezza utilizzando le posizioni di potere che si hanno, i contatti con  gli ambienti della finanza e coinvolgendo, per poi rimanervi succubi gli ambienti malavitosi facenti capo a tutte le organizzazioni  più o meno organizzate in forma nuova o tradizionale.
Quindi, alla fine, se vogliamo affrontare il problema della corruzione  per debellarla, dobbiamo prendere atto che non è la politica che alimenta la corruzione, ma gli interessi di gruppi malavitosi che trovano sponda in soggetti che fanno politica e che sostanzialmente sono dei malavitosi anch’essi infiltrati fra le larghe maglie della politica.
Un problema di uomini e non di idee politiche, né del posizionamento destra, sinistra o centro.
In tutti gli schieramenti vi sono persone oneste che operano per il bene comune non infangando la credibilità della politica vera e sono coloro che in modo prioritario risultano essere vittime sacrificali dei corrotti in quanto infangati indirettamente come politici e come operatori della politica.
Allora il problema, a mio avviso, è quello di prendere atto che il fenomeno della corruzione è un dato neutro che esiste in quanto tale e va affrontato ovunque con durezza e con la certezza che non esiste immunità dietro nessuna sigla sia essa della politica, della magistratura, dei grandi o piccoli guru della finanza e dell’industria così come della criminalità più o meno organizzata.
Tutti devono sapere che essere corrotti o corruttori vuol anche dire che prima o poi la pagheranno cara.
Ma anche gli operatori politici che detengono le leadership dei vari partiti o movimenti a livello nazionale  e locale devono impegnarsi a che i fenomeni corruttivi vengano estirpati all’origine con una organizzazione diversa dei vari contenitori politici che presiedono ove la legalità e la trasparenza organizzativa, statutaria ed economica siano evidenti e controllabili.
Anche la propaganda ideologica o elettorale tesa alla ricerca del consenso si deve autolimitare nelle proposte troppo enfatizzate tipo che la corruzione sta ad esempio nell’uso delle preferenze, mentre è chiaro a tutti che è inutile e dannoso  limitare l’esercizio della vera democrazia da parte dei cittadini non dandogli la possibilità della scelta dell’eletto in quanto la corruttela è evidente e mastodontica anche nei sistemi a scelta diretta dei candidati.
Bisogna convincersi che sono gli uomini e non le istituzioni che generano i corrotti, il malaffare e la delinquenza per cui va messa in campo ed attuata una forte normativa di contrasto a tutto ciò con grande serietà e con sicura certezza che nessuna scappatoia alla pena potrà essere messa in atto.              
Siracusa 15/12/2014                                                                            Pippo Bufardeci


lunedì 1 dicembre 2014



BERLUSCONI A CREDIBILITA’ ZERO

Il ritorno di Berlusconi nell’agone della propaganda politica sa molto di minestra riscaldata.
Non riesce più a dire qualcosa di nuovo se non cercare goffamente di restaurare le decadenze dei suoi vecchi slogan che non hanno più credibilità nel momento in cui è stato lui stesso a fallire la loro applicazione pratica.
Quale credibilità si può dare a chi si ostina ancora a dire di non essere un politico; che bisogna abbassare le tasse; che si devono fare le riforme; che bisogna unificare il centro destra avente lui allenatore; che praticamente propone di fare tutto ciò che lui non ha saputo o voluto fare continuando ad addebitare le colpe solo agli altri e autoproclamandosi sempre  innocente o vittima di congiure le più varie e le più strane.
Non ha capito che il mondo è cambiato, che ha fatto il suo tempo, che ha dimostrato l’incapacità assoluta di avere un progetto politico concreto di prospettiva per il Paese e anche per il suo partito – movimento, che la corte dei miracoli non può che portare alla decadenza  assoluta, che esiste anche un problema di moralità personale che è la premessa necessaria per assicurare la moralità pubblica.
Anche l’arte della comunicazione – propaganda ha un suo inizio ed una sua fine.
Solo i grandi personaggi capiscono quando è il momento di usare le giuste armi di convincimento e le giuste azioni per realizzare le promesse fatte così come quando capire che la propria stagione è arrivata al capolinea.
Berlusconi non ha capito niente di tutto questo ed è in discesa libera lungo il viale del tramonto e del ridicolo.
Renzi gli ha ricordato un dato importante di cui dovrebbe tenere conto e cioè che non è più lui che fa le carte.
Sono dell’avviso che un forte partito di centro destra da me mai votato, come forza Italia, è ancora utile per la politica italiana, ma senza che esso venga sacrificato sull’altare dell’artereosclerosi, dell’egocentrismo decadente e della convinzione che la reincarnazione del re sole possa ancora  essere utile ai problemi italiani.
Siracusa 1.12.2014                                                                                      Pippo Bufardeci

domenica 23 novembre 2014

DI DEBITO IN DEBITO


La regione siciliana, per fare fronte alle spese della sanità regionale, ha pronta l'accensione di un nuovo mutuo di due miliardi di euro che, aggiunti agli altri mutui, ingrosserà il fardello dei debiti che i siciliani dobbiamo pagare. Quello di fare debiti per pagare altri debiti con interessi sempre maggiori è un vizio di quasi tutte le amministrazioni pubbliche.Non amministrare e per fare fronte alle difficoltà economiche intanto fanno bella figura con i prestiti bancari e poi chi verrà pagherà anche se saranno sempre i citatdini. Anche nella nostra provincia molti sindaci ricorrono ai nutui per avere soldi disponibili magari per spenderli in inutili cazzate. Cercate di amministrare bene e diminuire le spese e gli sprechi invece di aumentare i debiti dei cittadini tutti.