domenica 20 giugno 2010

QUESTA POLITICA SI STA SPEGNENDO

La telenovela della gestione della crisi al comune di Siracusa ed alla Provincia regionale continua ad offrire uno spettacolo che, bene che vada, risulta incomprensibile ai cittadini elettori.
La disaffezione dalla politica è dietro l’angolo come continuano ampiamente a dimostrare i dati della scarsa partecipazione al voto nelle elezioni amministrative con forte accentuazione nei ballottaggi dove si affievolisce la spinta dovuta alla preferenza per i candidati delle varie liste.
Eppure se questo fenomeno è già molto forte nelle elezioni amministrative dove sono in gioco interessi diretti con l’ambiente in cui si vive e dove ancora si mantiene il sistema delle preferenze, bisogna pensare che la sua proiezione sulle elezioni politiche potrebbe essere ancora più marcata.
Ciò perché il sistema elettorale delle politiche vanifica la scelta degli elettori e la riduce a semplice mezzo di ratifica passiva delle decisioni e delle scelte dei capi dei raggruppamenti politici.
Non possiamo nemmeno parlare di scelte operate dai partiti perché ormai questo termine è molto surrettizio perché rappresenta tutto tranne quello strumento giuridico di formazione della volontà popolare e di partecipazione e condivisione delle scelte politiche operate.
La convinzione per cui gli elettori sono solamente dei ratificatori è stata fatta propria da quanti sono stati designati a reggere le sorti di un gruppo politico in un determinato territorio a tal punto che non si sono resi conto che, l’evolversi delle dinamiche politiche, ha portato ad una frammentazione anche di gruppi politici che hanno basato la loro azione sulla omogeneità e sulla insindacabilità delle decisioni prese.
Questo modo di interpretare i rapporti politici e la conduzione di un partito, sia di maggioranza che di opposizione, è entrato fortemente in crisi anche nel nostro contesto politico provinciale ed ha avuto il suo apice, secondo me, nella crisi della provincia regionale e del comune di Siracusa.
Per la prima volta, in modo plateale, sono state palesemente messe in discussione le scelte operate dai vertici dei partiti in merito alla designazione degli uomini preposti a fare parte delle rispettive Giunte.
Vi è stata una giusta rimostranza sul metodo e sui nomi alla provincia regionale dove molti consiglieri provinciali avevano espresso la loro insoddisfazione ed il loro dissenso sul fatto che sapevano dell’evolversi della crisi solo attraverso la lettura dei giornali senza essere coinvolti nelle scelte.
Si appellavano, giustamente, al diritto di essere attori delle scelte che riguardano l’ente per la gestione del quale sono stati eletti ed hanno avuto un rapporto di fiducia con gli elettori di cui saranno i soli a risponderne anche se vengono considerati inerti rispetto alle scelte operate da chi si arroga il diritto di volerli gestire senza nemmeno consultarli.
Devo dire che ho apprezzato molto le prese di posizione di consiglieri e capigruppo di alcuni partiti di maggioranza che hanno cercato di fare capire a chi detiene il potere decisionale che le cose stavano cambiando.
Solo che questi segnali sono stati ignorati con la conseguenza che un crisi protrattasi nel tempo in modo abnorme ha evidenziato lotte fra alcuni gruppi politici per gestire potere e situazioni che non interessano i gruppi consiliari.
Le scelte dei vari assessori sono state operate secondo logiche di parentela o di ubbidienza.
Non si è tenuto conto dei giudizi espressi, anzi se ne sono fragati, da parte di coloro che sono stati eletti e titolati ad essere protagonisti.
E’ stata ignorata la frammentazione politica in atto che porta a non accettare supinamente le varie scelte.
Tutto questo, assieme alla incomprensibile lungaggine, ha generato disaffezione e senso di rivolta da parte dei cittadini.
Contemporaneamente ha dimostrato che alcuni soggetti politici deputati a gestire i fatti politici provinciali possono nascondere le loro debolezze in presenza di situazioni che portano alla compattezza e all’ubbidienza, ma dimostrano tutta la loro vulnerabilità quando si devono mettere in discussione e devono fare opera di equilibrio e condivisione.
Una classe politica che non sa interpretare i fatti, le esigenze, le dinamiche e le problematiche della politica e del territorio è una classe dirigente destinata a gestire solo l’esistente ed a spegnersi lentamente anche se, purtroppo rischia di spegnere con sé anche le prospettive e le speranze delle comunità che amministra.

( Questo articolo è pubblicato sul settimanale " I FATTI DELLA DOMENICA" del 20 giugno 2010)

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