martedì 7 febbraio 2012

MENTRE LA CRISI IMPERA I GRUPPI DIRIGENTI LATITANO


Mentre si fa sempre più difficile la conduzione dei normali rapporti sociali delle famiglie a causa della continua e marcata crisi economica, le istituzioni della nostra provincia sembrano non accorgersene.

Il lavoro continua a non trovarsi per i giovani e si accentua la fuoruscita dallo stesso da parte di lavoratori non più giovani che si ritrovano disoccupati.

E’ la logica conseguenza di una situazione complessivamente difficile per il nostro Paese e per l’intera Europa in un quadro di crisi del modello di sviluppo globale che ha caratterizzato l’economia degli ultimi anni. Certamente non si può stare a guardare, ma è necessario che si prendano le opportune iniziative.

Sia per gestire la crisi stessa che per individuare azioni e soluzioni che,nello specifico delle varie realtà locali, possano contribuire a rendere meno dirompente i propri effetti.

E’ nei momenti difficili che si misura la validità di una classe dirigente locale che opera nella politica, nelle istituzioni, nell’imprenditoria e nel sociale.

Purtroppo la risposta dell’intera classe dirigente locale a questa situazione di emergenza è disarmante e mette in luce l’inadeguatezza di una struttura dirigenziale che si limita solo a gestire l’esistente e non sa essere propositiva.

Lo vediamo nella politica dove i discorsi dominanti riguardano esclusivamente il posizionamento dei singoli attori politici che cercano nuove collocazioni per diventare deputati o per essere riconfermati nella perenne occupazione di qualche scranno sempre pro domo sua.

Sarebbe ora che molti deputati, senatori , sindaci e presidenti vari che quando non erano nessuno contestavano i loro predecessori per la lunga permanenza in posizione di potere, mettessero in atto queste loro originarie idee e togliessero il disturbo visto che anche loro sono sulla breccia da tanti anni e certamente non occuperanno alcuno spazio nei libri di storia.

Ma anche la nostra classe imprenditoriale, spesso in commistione con la politica che si fa imprenditrice essa stessa, non dimostra alcuna capacità di proposta per potere gestire l’attuale fase di crisi e per guardare con serietà al futuro. Si è ancora prigionieri delle lamentele e delle richieste di sussidi e contributi che non esistono più. Anche la forte mobilitazione di molte categorie produttive, che hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni le rivendicazioni giuste di comparti importanti che si trovano in crisi profonda, si sono poi afflosciati nel momento della proposta concreta.

Ognuno l’ha sparata quanto più grossa possibile dimostrando l’inadeguatezza della guida della protesta che ha messo in atto solo un calderone dove si è detto tutto ed il contrario di tutto.Ha finito per rendere poco credibili anche le proposte più serie. Manca una chiara cultura della conoscenza dei problemi e la individuazione delle soluzioni possibili in un quadro realistico e non di fantasia.

In tutto questo quadro di desolazione propositiva spicca anche l’assenza delle forze sindacali e dei partiti che non riescono a trovare il bandolo della matassa e restano inermi mentre sarebbe il loro momento per giuste e costruttive proposte e per concordare tavoli di confronto e di azione nell’interesse esclusivo dell’intera provincia.


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