sabato 23 ottobre 2010

POLITICA PULITA?LA RIFLESSIONE DEL PROCURATORE ROSSI: LA DISONESTA' NON E' L'ECCEZIONE

Pippo Bufardeci

Nei giorni scorsi mi ha colpito una frase dell’’intervista televisiva del procuratore di Siracusa Ugo Rossi con la quale dava for¬za e credibilità ad una riflessione che spes¬so viene fatta in merito alla onestà che re¬gna nella pubblica amministrazione.
Egli diceva che, mentre prima la disonestà era un'eccezione e l'onestà la regola, a¬desso sembra che le cose si siano invertite. Questa situazione che sembra sia genera¬lizzata, non può certamente fare dormire sogni tranquilli ai cittadini amministrati dal momento che la loro capacità di spesa è ogni giorno sempre più ridotta e la loro capacita di accumulare ricchezza personale per il proprio futuro è ridotta a zero.
In una situazione di grave crisi economica e di difficile rispondenza della pubblica amministrazione anche ai servizi più ele¬mentari richiesti dai cittadini, sapere che il tasso di disonestà, da parte di chi deve am¬ministrare le poche finanze pubbliche, sia aumentato non depone certamente a van¬taggio delle istituzioni.
Ciò perché la forza per una seria ripresa economica e sociale passa attraverso il grado di rispetto che si ha per le istituzioni e per la loro capacità di essere punto di riferimento serio ed inattaccabile moral¬mente.
Non si tratta di fare retorica, ma di risco¬prire il significato profondo e vero del fare politica e dell 'impegnarsi per il raggiungi mento del bene comune.
La politica, secondo anche importanti do¬cumenti della dottrina sociale cristiana, deve essere considerata come una forma alta di carità cristiana cosi come l'amministrare il bene pubblico deve esse¬ re visto nell'ottica di un servizio che si de¬ve fare alla collettività.
I Quello che invece risulta imperante è il l continuo tentativo operato per l'arricchimento personale e le inchieste della magistratura ci dimostrano come sia più usato il termine servirsi delle istituzioni piuttosto che servirle.
Certamente questo non esclude che vi sia¬ no politici ed amministratori seri ed onesti l che fanno giornalmente con impegno ed onestà il loro difficile lavoro di ricerca delle soluzioni ai numerosi problemi dei citta¬dini in un contesto di grande e grave diffi¬coltà.
Però le parole del Procuratore non ci pos¬sono lasciare tranquilli né tanto meno ci devono spingere a tenere la testa sotto la sabbia e non vedere e denunciare ciò che è corruzione e disonestà.
Dobbiamo perciò dire con chiarezza che, accanto a tanti amministratori onesti, ve ne sono moltissimi disonesti il cui unico scopo è quello di sfruttare al massimo l'opportunità che la contingenza politica gli ha dato amministrando soldi pubblici e


potendo fare scelte importanti in merito alle strategie di sviluppo del territorio. Forse l'aumentata disonestà nella pubblica amministrazione che, come dimostrato dal¬le inchieste anche recenti, non riguarda solo la classe politica, ma anche quella dirigenziale e burocratica, è dovuta ad un insieme di regole che non prevedono san¬zioni per i trasgressori e che non impongo¬no verifiche né politiche né amministrative. Trattasi certamente di un discorso com¬plesso e non facile da sviluppare in un arti¬colo di limitato spazio giornalistico, ma possiamo accennare ad alcuni fra i più importanti.
Primo il mancato rapporto fra elettori ed eletti che non permette ai cittadini di giudi¬care l'eletto e promuoverlo o bocciarlo, ma consente all'eletto di rioccupare quel posto con una semplice riproposizione del¬la sua nomina da parte del capo politico cui fa riferimento.
Vi è poi addirittura, vedi assessori comu¬nali, provinciali o tecnici, chi esercita un potere politico ed economico importante senza nemmeno essere eletto, ma preso nel mondo esterno cui dovrà ritornare dopo l'esperienza amministrativa.
Spesso queste posizioni nascondono un re¬troterra solamente affaristico che nulla ha a che vedere con la politica e la gestione amministrativa.
Vi è poi la mancanza di controlli di validi¬tà e correttezza giuridica per gli atti for¬mulati dalla pubblica amministrazione da parte di organismi terzi che potrebbero garantire la correttezza giuridica dell'atto stesso.
La dirigenza della pubblica amministrazio¬ne, se da un lato può essere legata alla parte politica che la sceglie dandogli la possibilità di guadagni non indifferenti, dall'altro assume spesso atteggiamenti di arroganza perché inamovibile e non legata alla cessazione della funzione burocratica al cessare di quella politica che l 'ha e¬spressa. Anche la scarsa funzione che vie¬ne data agli organismi elettivi nel controllo dell'attività della pubblica amministrazio¬ne assieme al depauperamento politico e culturale, determina condizioni di
scarsa incidenza e di assuefazione alle scelte del potere gestionale.
Allora sarebbe opportuno che tutta questa nuova galassia di partiti e partitini che na¬scono all'ombra di un capo e non sulla sci¬a di un filone culturale e politicamente rappresentativo delle istanze della società, si facessero carico almeno di proposte capaci di garantire credibilità al sistema con reole che ne possano impedire la disone¬sta e la gestione privatistica della cosa pubblica.
Non possiamo sempre aspettare, spesso anche lamentandoci, che sia la magistratu¬ra a sopperire, nel bene e nel male, all'incapacità della classe politica a svol¬gere con dignità il proprio ruolo.

( Questo articolo è pubblicato sul settimanale " I FATTI " attualmente in edicola )

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