sabato 11 dicembre 2010

BIG IN GIUNTA? SBAGLIATO


L’odissea della composizione delle nuove giunte alla provincia regionale ed al comune di Siracusa ha raggiunto la sua meta, ma non ha certamente risolto i problemi.

Anzi, a mio avviso, li ha ulteriormente aggravati sia dal punto di vista politico che della funzionalità e credibilità delle istituzioni.

Dal punto di vista politico si è messo in atto un meccanismo per cui gli interessi della collettività passano in secondo piano rispetto a quelli politici e degli interessi dei gruppi e dei sottogruppi dei partiti.

Si è altresì concretizzata l’idea che le decisioni in merito alla governabilità politica delle amministrazioni locali siano la conseguenza dei giuochi di potere e delle alleanze che si fanno o si disfanno a livello regionale o nazionale.

Ciò indipendentemente dalle esigenze dei vari comuni le cui amministrazioni sono state elette in funzione di una maggioranza politica che ha espresso i sindaci od i presidenti delle province ed anche in barba alle difficoltà obiettive di dare risposte alle richieste dei cittadini.

Soprattutto in un momento di grave crisi economica che genera forti ricadute negative sull’occupazione con perdita di posti di lavoro e con nessuna prospettiva di crearne degli altri per le giovani generazioni che pagano il prezzo più alto dell’inefficienza della pubblica amministrazione e delle beghe di partito.

Senza considerare che, se è vero il principio secondo il quale i cittadini hanno il diritto di essere governati dalle forze politiche cui hanno assegnato la relativa maggioranza, è altrettanto vero che questo principio è stato calpestato sia a livello regionale che locale.

Viene quindi meno la motivazione principe per cui si è scatenata la guerriglia a tutti i livelli e cioè la conseguente risposta ad una azione regionale che, a parere di una delle due parti combattenti, ha alterato il responso elettorale.

Quindi si è aperta una fase di grande instabilità in moltissime amministrazioni comunali e provinciali con conseguente paralisi di quel poco che si cercava di portare avanti in consigli già resi inefficienti dai continui mutamenti delle posizioni politiche dei singoli consiglieri che scompongono e ricompongono continuamente gruppi e gruppetti nel solo interesse di acquisire posizioni assessoriali o di sottogoverno per se o per i propri amici.

In questa logica assume un significato di poca ortodossia politica ed istituzionale la presenza dei deputati regionali e nazionali nelle varie giunte locali come se l’esclusiva di rappresentanza elettorale fosse solo appannaggio di un ristretto gruppo di rappresentanti politici e non degli eletti ai vari livelli che devono svolgere, possibilmente bene, il compito per cui sono stati scelti e nell’istituzione assegnata.

Se accettassimo per un momento la logica sostitutiva dei rappresentanti di una istituzione con altri anche di livello istituzionale superiore dovremmo anche accettare quella dell’assenza di una classe dirigente capace di autonomia decisionale, ma solamente a livello di vassallaggio rispetto ai capi partito.

Tutto questo mina la funzionalità e la credibilità delle istituzioni locali e le rende sempre meno incisive e sempre meno rappresentative degli interessi dei cittadini e del territorio che rappresentano.

Difatti ne esce fortemente intaccata, nonostante flebili tentativi di resistenza, la personalità politica ed il loro carisma istituzionale sul territorio del sindaco e del presidente della provincia che hanno accettato di essere i concretizzatori di queste decisioni attraverso l’accettazione di rimescolamento di maggioranze e di rappresentanti in giunta.

Anche in questo caso diminuisce la stima dei cittadini rispetto ai rappresentanti delle varie giunte dal momento che la necessità di costituire una maggioranza numerica determina la scelta di soggetti di scarsa capacità e rappresentatività fra coloro che andranno ad amministrare la cosa pubblica senza alcuna cognizione né conoscenza della complessa problematica.

Difatti i gruppetti all’interno dei partiti o fuori dagli stessi che sentono aumentare politicamente il loro peso sfruttano il loro potere marginale con richieste sempre più esose di presenze assessoriali o di favori vari.

In questa logica anche il personale scelto per la rappresentanza in giunta rischia di essere scelto fra gruppetti ristretti di supporter personali e di non rispondere ai requisiti minimi di rappresentanti di interessi generali della collettività.

Non mi sembra che i tempi siano propensi ad accettare un periodo di basso profilo politico ed istituzionale a fronte della gravità dei problemi che stiamo attraversando che richiederebbero sforzi comuni e comunione di intenti fra i migliori soggetti che possano individuare e realizzare le giuste soluzioni.

( Questo articolo è pubblicato sul numero di questa settiamana in edicola de " I FATTI " )

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